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Luisa Corna torna a cantare

Luisa Corna torna a cantare a cinque anni dal debutto discografico: in questi giorni è infatti arrivato sul mercato «Non si vive in silenzio», il nuovo cd della showgirl e cantante di Palazzolo. Un disco completamente «made in Bs», registrato tra il Bluefemme di Marco Franzoni e lo studio di Silvio Uboldi, e realizzato con musicisti molto noti nel panorama locale come il batterista Beppe Facchetti o Roberto Giribardi, che ha anche curato tutti gli arrangiamenti e la preproduzione.
Programmatico il titolo dell’album: un omaggio a Gino Paoli, che con questo brano partecipò al Disco per l’Estate del 1972, ma anche una sorta di dichiarazione d’intenti per una «tuttofare» che fra teatro, moda, tv e fiction non ha mai dimenticato il suo primo grande amore, anche se per dar seguito all’esordio di «Acqua Futura» è servito un lustro.

«Ma la musica resta sempre una passione fondamentale per me – racconta Luisa -. E’ vero, sono passati cinque anni dal primo disco, ma aspettavo la situazione ed il momento giusto per far crescere delle canzoni nuove, perché alla fine il punto cruciale di un disco è quello di trovare un’idea, scrivere qualcosa che realmente senti. Diciamo che forse questo periodo è stato un lungo momento di maturazione per le canzoni, segnato anche da quattro anni a “Domenica In” durante i quali mi sono esibita con tanti artisti: e questo continuo confronto ha fatto nascere il desiderio di uscire con un album nuovo».
Un album completamente fatto a Brescia: che effetto le ha fatto questa sorta di ritorno a casa?
«Molto positivo. Il mio produttore, Marco Poggioni, è toscano ma ha deciso di affidarsi alla competenza dei musicisti e degli studi bresciani di registrazione. Mi dividevo tra Roma, dove stavo girando i nuovi episodi della fiction “Ho sposato uno sbirro”, e Brescia per il lavoro sull’album, e mi sono trovata benissimo».
Nell’album ci sono alcuni adattamenti in italiano di vecchie hit come «Voices» di Russ Ballard, «Run baby run» di Sheryl Crow o «You’d better stop» di Sam Brown. Come è nata questa scelta?
«Queste canzoni mi hanno sempre affascinato, e sono in qualche modo rappresentative di un periodo preciso nel quale ho cominciato il mio cammino musicale. Nel momento in cui abbiamo deciso di fare il disco abbiamo cercato di capire se era possibile adattarli in italiano. Quindi ho scritto i testi ed abbiamo deciso di inserirli».

In un brano troviamo anche Alex Britti: segno che in fondo la vostra relazione è finita bene…
«Assolutamente sì. Stimavo e apprezzavo Alex anche prima del nostro legame, ed è stato bello poter contare sulla sua collaborazione. Il brano si chiama “2 sillabe”: il testo l’ho scritto io, Alex ha fatto l’arrangiamento e suonato la chitarra».

(fonte: bresciaoggi)