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24 settembre 2018

Castenedolo. Stop al consumo di territorio.


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Castenedolo deve frenare il consumo di territorio, deve spezzare il circolo vizioso di cave che sono futuribili discariche, deve porre molta attenzione all’arrivo di impianti per il trattamento rifiuti. Nello stesso tempo servirebbe con urgenza per la provincia una mappatura del rischio sanitario, dati aggiornati sulla mortalità per tumore divisi per paese, in modo da correlare le cause alla presenza di industrie e altre fonti inquinanti: cosa che gli enti locali dovrebbero chiedere all’Asl. Queste le due forti coordinate su cui l’altra sera nella affollata sala dei Disciplini di Castenedolo l’associazione ambientalista «La collina dei Castagni» ha basato la sua puntuale conferenza.

Il primo relatore, l’agronomo Leonardo Bellini, membro del sodalizio ambientalista presieduto da Ugo Cavagnini, ha approfondito con dovizia di tavole le criticità che incombono sul paese, facendo un excursus sulle ferite pregresse inferte al territorio (1milione 350mila mq occupati da cave, tra cui il laghetto Borgo farcito di rifiuti al pcb, la discarica esaurita di Aprica, 200mila mq per l’autoparco sull’A4 e quelle in arrivo: altri 200mila per l’area produttiva Vulcania Due, 30 piò del Suap Bettoni con la previsione di escavazione di 800mila metri cubi di ghiaia e poi «la realizzazione a 20 metri sotto il piano campagna di un sito per la realizzazione di calcestruzzo e impianti bituminosi».
A condire il tutto l’arrivo di due impianti per il trattamento rifiuti. Uno in località Quarti (450mila tonnellate di non pericolosi) e uno alla Macina (il co-incenerimento di 120 tonnellate/giorno di rifiuti non pericolosi). Altri 2,3 milioni di mq di territorio verranno consumati quando saranno ultimate Tav e Sp 19 (di cui Bellini ha denunciato alla Forestale la copertura di un boschetto al Fontanone), se si dovesse cementificare anche l’area destinata allo stadio, ora tramontato, e i 430 mila mq previsti nel nuovo Pgt. «Crediamo sia giunto il momento di dire basta – sintetizza Bellini – poiché tutte queste attività hanno una indubbia ricaduta in termini di qualità dell’ambiente e di minor tutela della salute».

Sullo stretto rapporto ambiente-salute hanno insistito la dottoressa Antonella Bertolotti e il medico di base Sergio Perini di Carpenedolo. «C’è una forte correlazione tra inquinamento e aumento delle patologie tumorali e nella nostra provincia si muore molto di più che nel resto d’Italia. Ma gli ultimi dati Asl risalgono al 2001, mentre servirebbe uno studio epidemiologico approfondito come quello fatto dalla provincia di Mantova, paese per paese». Grazie a quello studio sappiamo che nella vicina Castiglione «i tumori a fegato e polmone sono il 150% più frequenti che nel resto della provincia e tra le cause si segnala un’azienda di solventi». Nei vicini paesi bresciani «la situazione non sarà certo molto più rosea. Chiediamo ai sindaci: a quando uno studio simile per la provincia di Brescia, una delle città più industrializzate d’Italia?».
Il sindaco di Castenedolo Giambattista Groli, spiega pragmaticamente che «in periodi di tagli forsennati agli enti locali, il sacrificio del territorio è l’unico mezzo per salvare il bilancio e garantire servizi sociali e scolastici essenziali per la comunità. Non ci sentiamo degli Attila. Anche perché affronteremo ogni passo nel rispetto della normativa Vas».

di Pietro Gorlani

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