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24 settembre 2018

Palazzolo. I muri della Lanfranchi perdono pezzi, Ghidotti: "E’ un piccolo esempio dell’abbandono dell’immobile comunale della biblioteca."


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In seguito alla pubblicazione delle foto riguardanti lo stato dei muri della villa Lanfranchi, riceviamo una mail da Francesco Ghidotti e approfittiamo della sua lettera e del suo racconto per porgere i più sinceri auguri di buon natale a tutti i lettori che in questi primi mesi di vita del blog hanno impreziosito questo spazio con commenti, segnalazioni e proposte.

La redazione di QuiPalazzolo

“Ho visto di persona i muri sbrecciati della villa Lanfranchi.
Vi posso precisare quanto segue: durante gli anni di guerra, vennero sequestrate tutte le cancellate di metallo.
Anche quelle della villa di Angelo Lanfranchi furono portate via.

Accanto c’era la villa Kupfer. Ma essendo cittadini svizzeri, le cancellate rimasero in opera. Il Lanfranchi nella speranza di rimetterle nuove, chiuse il parco con dei mattoni che non vennero intonacati.
Se voi osservate la cinta dall’interno vedrete tutti i mattoni a vista. Ora la caduta del pino e la botta di un autocarro, stanno facendo crollare i muri provvisori.
E’ un piccolo esempio dell’abbandono dell’immobile comunale della biblioteca.


Cordialità
Francesco Ghidotti


E buon Natale con un mio scritto…”

SCRIVO QUESTA NOTA ALLA VIGILIA DELLA NOTTE DI HALLOWEEN

Verso il Natale
Scrivo questa nota alla vigilia della notte di Halloween. “Questo tipo di feste, notava il cardinal Martini, è estraneo alla nostra tradizione”. Alla chiesa non è mai piaciuto questo ”carnevale lugubre alla vigilia (Eve) di Ognissanti (All Hallows)”.
Più in là, arriva San Nicolò (egnerò se poderò) e poi Santa Lucia. Sempre i bambini al centro di queste giornate.
Poi, con largo anticipo, si accendono gli Alberi di Natale, si affollano nelle vetrine dei negozi i Babbi Natale, provenienti da Rovaniemi (Finlandia).

Culture diverse, connaturate al nostro mondo globalizzato, che non hanno soppiantato la tradizione del Presepe, nato a Greccio in quella notte del 1223 in cui il Poverello d’Assisi ha fatto rivivere,con personaggi veri, il ricordo della Notte Santa, in cui Angeli e Pastori si sono chinati davanti a un neonato infreddolito.
Pastori e contadini, come lasciò scritto un biografo del Santo, per i quali “nei giacigli e nei letti era così in onore la povertà che chi aveva poveri panni distesi sulla paglia, credeva di essere su un letto sontuoso”.
Nelle parrocchie ci si preparava alla Natività: ”dal 15 dicembre e per nove giorni, scriveva il Rosa alla fine del Settecento, si fa la Novena di Natale con predica ed esposizione del Santissimo”.

Bambino era Gesù, bambini Noi, che lasciavamo il “ceppo” acceso sul focolare per tutta la notte, e deponevamo con cura il Bambino di gesso sulla paglia nel presepio casalingo, mentre dalla strada venivano le nenie dei baghecc che intonavano “Piva, Piva il bimbo dormiva..”.
La maestra Colnaghi, ero in prima elementare, ci riuniva nell’aula più ampia dove,con altri bambini, ripassavamo la canzoncina natalizia: “Tu scendi dalle stelle..”. Io provavo, in quei meriggi crepuscolari, una grande nostalgia della mia casa,del mio Presepio.
A cominciare dal pomeriggio del giorno di Natale, anche in mezzo alla neve, si andava in piccoli gruppi, a visitare il presepe dei Frati del Cividino, quello dell’Orfanotrofio maschile di Mura, allestito all’aperto dentro la grotta, e quello, sempre diverso dell’Oratorio San Sebastiano.

Mi hanno raccontato che il nonno Francesco preparava, ogni anno, nella chiesetta della Madonna di San Pietro, dove abitava con la famiglia, un meraviglioso presepe.
Chiudo la serie dei “mi ricordo” con quello, indimenticabile, della visita alla Basilica della Natività di Betlemme dove, piegarsi a baciare la stella collocata nel luogo dove il Nato Divino era stato adagiato, è stato un grande privilegio.

Pensare a chi è nel bisogno

Guardando indietro, ci accorgiamo quanto fosse semplice e povero il Natale per molte famiglie.
Più lontano nel tempo le istituzioni caritative, come il Consorzio della Carità dei Laici o il Monte Granatico di Mura, cercavano di rendere meno precarie le feste natalizie, con distribuzione di aiuti alimentari alle famiglie. Il Consorzio della Carità, come annotava San Carlo nella sua visita a Palazzolo del 1580, “nel giorno della Natività del Signore si distribuiscono delle porzioni di farina e si portano in ogni famiglia povera”. Gli Anziani di ogni quadra consegnavano in anticipo un elenco coi nomi delle più povere e i deputati sceglievano quali beneficare.

Il Pio Monte di Mura, utilizzando i proventi del lascito del rettore don Carlo Curtelli, dispensava due volte all’anno: alla vigilia di Natale e di Pasqua, del pane e del sale a centinaia di famiglie del paese. Nel 1787, il 24 dicembre, ”molti signori di questo paese si sono uniti assieme per dispensare a uomini veramente bisognosi, once 15 di farina di melgotto al giorno per carità, essendo quest’anno penurioso”.
Anche oggi associazioni di volontariato effettuano raccolte di generi alimentari e di altri beni per far sentire, a chi è solo, il calore del Natale. Sono nel solco di tradizioni antiche presenti nella nostra cultura, che si ripropongono anche nel Terzo Millennio.

Auguri a tutti di cuore.
Francesco Ghidotti

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