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24 settembre 2018

Quella sera a Trezzo coi Deftones


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di Massimo Faini

Palazzolo Sull’Oglio 3/12/10
Inverno. Quasi sera. E’ venerdì. Il paesaggio desolante lo conoscete tutti: per le strade nessuno, un po’ di nebbia e un freddo che sembra cercare particolare rifugio nelle mie ossa. Vago malinconico tra le vie vecchie della zona vecchia della mia vecchia città e immagino le persone annidate nelle proprie abitazioni, annoiate davanti la tv o alienate davanti al pc, ma mi sforzo e voglio credere che ci sia anche qualche “eletto” già sotto le coperte con la persona a cui (per ora) vuol ancora un po’ di bene… insomma, per l’ennesima volta mi trovo combattuto tra l’idea di sposarmi e protrarre le mie agonie “finchèmortenoncisepari” o l’idea di tentare il suicidio e finalmente fare due parole con Dio o con chi ne fa le veci. Opto per “la busta numero 2” ma rimane ancora da decidere la modalità: se con un cappio intorno al collo, con una manciata di pillole colorate o con… suona il telefono… suicidio sospeso rinviato a data da ridefinirsi, Dio (pace all’anima sua) dovrà aspettare ancora un po’ per giudicarmi… rispondo a un numero sconosciuto e a una voce sconosciuta che mi fa: “Sono Emanuele Agosti, non ci conosciamo, mi ha dato il tuo numero un amico comune (Roberto Bettoni sia lodato) e ti disturbo perché ho un biglietto che mi avanza per andare a vedere al Live di Trezzo i Deftones!”

“Dio mi fulmini!” rispondo a Emanuele Agosti (vincitore indiscusso del mio personalissimo ed esclusivissimo reality show dal titolo: Estranei più influenti della mia vita, edizione 2010).

Tra la solitudine delle strette strade di Mura mi rendo conto che forse la felicità a volte è proprio dietro l’angolo, si tratta solo di capire dove si trova quell’angolo e svoltare, e così mi accorgo che il freddo non è poi così insopportabile, che la nebbia non è poi così fitta e che Palazzolo non è poi così lontano dal Live di Trezzo.

Trezzo 6/12/10

Ho visto con piacere i Coheed and Cambria, il gruppo “spalla” che con onore riesce a trovare consensi tra un pubblico in trepidazione per l’imminente avvento di una delle poche band rimaste unite e attive dopo l’ondata d’interesse (e inevitabile moda) che anni fa si era creata attorno a quel fenomeno musicale chiamato nu-metal, cui etichetta confonde i profani e non rende giustizia ad un ampio genere, sì aggressivo, ma anche melodico e ricercato dando spesso voce a cantanti con estensioni vocali tra le più impegnative perché divincolate tra momenti gravi e distorti a attimi di soave melodia.

E’ difficile collocare i Deftones, qualunque termine suona riduttivo, ed è proprio questo che li rende chi sono: un gruppo di amici che anni fa si legano con lo scopo di far affiorare la rabbia che caratterizzava la loro giovane età, e che con il tempo acquistano maturità, raffinatezza e soprattutto cuore.

Un cuore vero e non artefatto da mosse pubblicitarie o marketing mirato: non tutte le circa duemila persone accorse al concerto sanno che buona parte del ricavato della serata sarà usato per pagare le cure allo storico bassista Chi Cheng investito da un guidatore ubriaco il 5 novembre 2008 e poi finito in coma, smuovendo grandi band a dedicare concerti (System of a down), canzoni (Korn) o interi album (Dregd) per pagare le costosissime cure che poco a poco stanno permettendo lievissimi miglioramenti all’artista dall’aspetto tanto minaccioso, ma d’animo buono, fedele alla religione buddhista, con interesse per il Taoismo, laureato in letteratura inglese, appassionato di poesia e vegetariano. Dopo l’incidente, i Deftones a pochi passi dalla pubblicazione dell’album “Eros” composto con Chi Cheng, ne congelano l’uscita (pare nonostante il parere contrario della casa di produzione) rimandata all’eventuale e tanto auspicata ripresa dell’amico bassista.

Ci siamo…

…il basso di Chi Cheng torna a vibrare ancora una volta interpretato temporaneamente dal bravo Sergio Vega, un boato accoglie i Deftones e la folla esplode tra le note dei brani che hanno reso celebre la band e i nuovi pezzi dell’ultimo album Diamond Eyes.

Da subito i Deftones dimostrano essere più che all’altezza delle non indifferenti aspettative di un pubblico negli anni sempre più esigente: l’energia della batteria di Abe Cunningham colpisce allo stomaco, i riff poderosi dalla chitarra di Stephen Carpenter mitragliano e ammaliano, e le campionature di Frank Delgado accompagnano il protagonista indiscusso della nottata…

Chino Moreno leader del gruppo è ai massimi storici, non importa il tempo che passa inesorabile o i problemi che affliggono costantemente: Chino Moreno è tornato. Il suo carisma stordisce e seduce gli spettatori dal primo all’ultimo minuto e li trascina pezzo dopo pezzo in un crescendo di emozioni senza eguali. Complice anche una scaletta serratissima che inizia senza esclusione di colpi al punto di stremare persino i soggetti ipnotizzati a bordo palco, mentre i più feroci scatenati in una ressa nelle prime file assumono le fattezze di un’orda di corpi che si scuotono e agitano tra loro con violenza, ma non con lo scopo di farsi male, bensì per scrollarsi di dosso quella sorta di oppressione invisibile che in questo periodo sembra attanagliare un po’ tutti quanti.

I brani si susseguono uno dopo l’altro senza lasciare spazio a convenevoli o discorsi inutili, qui la protagonista è solo ed esclusivamente la musica, non c’è bisogno d’altro: nessuna proiezione, nessun effetto visivo o speciale, nessuna coreografia o scenografia… solo i Deftones che via a via si fanno meno cupi e la voce passa da grida lancinanti a parole sospirate, lievi e quasi pacate, Chino Moreno ci prende per mano e per un po’ ci accompagna in pura poesia ricordandoci che l’amicizia vera è indissolubile…

…stasera Chi Cheng è qui con noi!

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