La vera storia delle case operaie

Palazzolo. Egregio direttore, i recenti articoli sulle “Case Operaie” apparsi su alcuni quotidiani ci impongono delle precisazioni. Quanto il Movimento Cooperativo Palazzolese ed in particolare la Coop Sociale si fece carico del problematico ed oneroso patrimonio immobiliare delle “Case Operaie” (130 alloggi di piccola e media metratura in pessimo stato di conservazione e manutenzione tali da precludere l’inabitabilità degli stessi) tre furono i presupposti morali assunti: primo, procedere alla loro ristrutturazione; secondo, tutelare i residenti riservandogli il diritto di rientrare nelle loro abitazioni; terzo, affittare gli alloggi ad un canone socialmente sostenibile.

Al momento dell’acquisizione delle unità abitative nessun inquilino era proprietario dell’alloggio in cui risiedeva, né tantomeno poteva vantare alcuni diritto sia di riscatto che di prelazione e conseguentemente nessun è mai stato liquidato con pochi spiccioli. Inoltre nessuna norma statutaria, della Cooperativa «Case Operaie», riservava diritti di prelazione o proprietà agli inquilini o soci.
Nel 2007 è stata completata la prima ristrutturazione del fabbricato «Bersaglio» e reinserite 18 famiglie con affitti socialmente calmierati (esempio euro 198 mensili per un bilocale e euro 271 per un trilocale) pari al 50% degli affitti di mercato.

Nel 2009 è stato completato anche il secondo lotto di Via Gramsci per complessivi altri 24 alloggi con affitti mensili da un minimo di 180 euro per un bilocale ad un massimo di 385 euro per alloggi di quattro vani con doppi servizi. E’ evidente a tutti, l’impossibilità di recuperare quanto investito economicamente dalla Cooperativa nella ristrutturazione dei 42 alloggi con il solo ricavato degli affitti.
Ecco quindi, la necessità di capitalizzare parte del patrimonio immobiliare mettendo in vendita due dei cinque fabbricati, in previsione anche della ristrutturazione del corpo di fabbricato dei 5 piani con i suoi 58 appartamenti ormai in pessimo e precario stato.
Alla luce di quanto sopra la Cooperativa ha individuato e deciso la vendita degli edifici di via Vico e via Marconi, rispettivamente di 18 e 12 unità abitative, (per un totale di 30 unità abitative su 130 pari al 23%) ad un prezzo di mercato congruo e giusto. Esempio: una casa schiera di via Marconi con una superficie commerciale di 210 mq. ed un volume fuori terra di mc. 620 circa, costituita da: cantina, piano terra, primo piano e “sottotetto” con altezza media di ml. 2,65 più 1500 mq.
di giardino comune era stata proposta in vendita agli inquilini per euro 130.000,00 (trattabili) e per Via Vico importi che oscillavano da un minimo di euro 33.400,00 (pari a circa 52 mq. commerciali) ad un massimo di euro 73.200,00 (pari a circa 114 mq commerciali), valori comprensivi di spese notarili IVA ed imposte.
Si precisa che negli stessi anni di riferimento, il valore commerciale sul libero mercato era notevolmente maggiore. Questi due edifici di complessive 30 unità abitative risultano essere attualmente occupati solo da 10 nuclei famigliari così distribuiti: nelle 12 schiere di via Marconi sono presenti 6 famiglie che pagano un affitto mensile di 104,20 euro; nelle 18 unità di via Vico, sono presenti 4 famiglie che pagano un affitto mensile di 46,44 euro per il bilocale e di 64,55 euro per i trilocali.
Gli sfratti per finita locazione in corso sono solo 10 e non 30 come apparso sulla stampa. Questi sfratti sono stati richiesti dopo che le 10 famiglie hanno più volte rifiutato di trasferirsi nei nuovi edifici ristrutturati distanti poche decine di metri.
Gli altri 20 alloggi sono vuoti in quanto gli inquilini si sono trasferiti negli appartamenti ristrutturati a spese della cooperativa precisando che tutti i traslochi sono stati pagati da noi, come risulta dalle fatture, decisione questa, adottata immediatamente dal nostro Consiglio d’Amministrazione senza che nessun politico facesse pressioni in tal senso.
Inoltre anche agli inquilini di via Marconi e via Vico, avrebbero fruito di affitti sì aggiornati, ma calmierati al 50% rispetto al prezzo di mercato, poiché è impensabile oggi pagare per un bilocale nuovo 50/60 euro mensili o i 105 euro per un appartamento di 4 vani con doppi servizi. Questo anche in rispetto verso gli altri cittadini palazzolesi meno abbienti che non hanno avuto l’opportunità di vivere nella “Case Operaie”.
Va precisato che gli inquilini dei fabbricati, oggetto di vendita, in tutta la loro vita di affittuari hanno pagato affitti medi mensili di circa euro 50 per il caseggiato di via Marconi e di euro 20 per il caseggiato di via Vico. Infine, un appunto sull’aspetto morale e sul maggior rispetto verso le persone anziane, enunciato con enfasi sulla stampa da alcuni consiglieri comunali.
Per la cooperativa il rispetto verso le persone anziane è anche dare una casa dignitosa, con il bagno in casa e non sul pianerottolo delle scale, un ascensore anziché le 4 o 8 rampe di scale per accedere al proprio appartamento, degli impianti sicuri e a norma, un affitto socialmente adeguato a chi ne ha veramente bisogno e soprattutto diritto, non avendo altre proprietà o redditi medio-alti (come invece risultano avere alcuni affittuari che oggi protestano tanto).
Vincenzo Gaspari
Gianluigi Brescianini(fonte: giornaledibrescia.it)