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L’esplosivo piano di Bazil (recensione + trailer)

a cura di Massimo Faini
Valutazione (da 1 a 5): 4
Premessa:
Il mio tanto desiderato regalo di Natale s’intitola “L’esplosivo piano di Bazil” ed è il nuovo (in Italia, giacché datato Francia 2009) film di Jean-Pierre Jeunet. Ai più forse questo nome non dirà nulla, ma basta guardate cosa c’è scritto in piccolo sotto il titolo: “Il favoloso mondo di Amelie” per scoprire che è lo stesso fautore.

D’aspettare che qualche cinema minore e più sentimentalista presenti il film in seconda proiezione tra qualche settimana (o forse mese) non se ne parla nemmeno: è Natale e benché io sia assolutamente indifferente a queste festività consumistiche di dubbia origine, quest’anno voglio farmi un regalo e parto per l’Apollo di Milano. (Per raccontarvi cosa è capitato a me e alla mia compagna d’avventure non basterebbero le due ore che abbiamo impiegato ad arrivarci e comunque il direttore del blog mi ammonirebbe per la mia prolìxus perpetuus.)

La trama:


La vita di Bazil è stata tragicamente condizionata dalle armi tanto che dopo una serie di sfortunati eventi, insieme ad una squinternata compagnia di smidollati personaggi residenti in una discarica, il protagonista che da titolo al film si ritrova ad ideare un piano (definirlo esplosivo calza a pennello) ai danni della perfida industria bellica produttrice del proiettile che accidentalmente gli si è conficcato in testa e che da un momento all’altro potrebbe ucciderlo.

Per quanto la trama possa risultare macabra, la bravura di Jean-Pierre Jeunet risiede proprio nel conferire al film la giusta dose di ironia perfettamente amalgamata ai toni a tratti grotteschi e a tratti surreali già esplorati nel suo lungometraggio d’esordio: “Delicatessen” un capolavoro poco noto e assolutamente da recuperare. Allora si trattava di Louison l’ennesimo garzone tempestivamente assunto per sostituire l’ennesimo garzone misteriosamente scomparso in una macelleria stranamente sempre ricca di carne fresca in tempo di guerra, mentre ora si tratta di Bazil disoccupato alle prese con chi la guerra la finanzia: la satira di fondo, tagliente e costante, è la stessa e induce ad una visione meno superficiale di quella mera leggerezza che permea e traveste il film.

Considerazioni:

La fluidità della regia, per la terza volta tutt’uno, con la splendida fotografia di Bruno Delbonnel e la (coniate un termine adatto e io lo userò) scenografia di Aline Bonetto rende lo stile di Jeunet inconfondibile già alla prima inquadratura e si protrae fino ai titoli di coda con quell’ammaliante senso di raffinatezza unico e davvero particolareggiato fino all’ultimo dettaglio percepibile.
Niente meglio delle parole di Methieu Kassovitz (geniale regista de “L’odio” e interprete di Nino Quincampoix ne “Il Favoloso mondo di Amelie”) possono rendere l’idea della meticolosità di Jean-Pierre Jenuet: “…mi capitava di stare fermo immobile in posizioni plastiche per dieci minuti perché lui doveva riflettere. Tutti erano già in posizione da diverso tempo sul set fuori dalla metropolitana, eppure lui non si decideva a dare il ciak. Anche i piccioni che passavano di lì sembravano numerati, la stazione era stata ridipinta, ma le automobili affiancate al ciglio della strada non erano del colore adeguato. Solo dopo altri venti minuti il traffico era diventato cromaticamente pertinente al gusto di Jean che finalmente esordì: …allora che si fa, cosa stiamo aspettando?”
L’esplosivo piano di Bazil: se non tutti siete disposti a fare 149 km, trovarvi intrappolati in una tormenta di neve in un labirinto di sensi unici costellato da folli parcheggiatori kamikaze e feroci cani circensi… aspettatelo con ansia!