, ,

Niente di bello tranne il titolo (recensione)

valutazione (da 1 a 5): 1
Le recensioni di D’Orrico sui libri di Giorgio Faletti prese alla lettera potrebbero indurci a ritenere davvero Faletti il più grande scrittore italiano. Non è così. E se in Io uccido titolo, trama e analisi psicologica del protagonista cattivo si sono miscelati in un thriller quasi perfetto in cui si arriva persino a sentire la fame di arrivare dello scrittore, nel successivo romanzo Niente di vero tranne gli occhi questa fame sparisce con l’accrescersi della sua popolarità. L’analisi psicologica che aveva caratterizzato il dee jay assassino del primo romanzo diventa banale caratterizzazione di personaggi stereotipati e la trama avvincente ed originale di Io uccido si trasforma in cliché da thriller di bassa lega.
A parte il titolo intrigante in Niente di vero tranne gli occhi è tutto troppo americano, dai nomi dei personaggi all’ambientazione, dai dialoghi ‘alla Moccia’ ai soliti poliziotti che inseguono il solito serial killer. Tutto troppo finto. Tutto troppo prevedibile. Nulla a che vedere con la sottigliezza psicologica dell’assassino di Montecarlo che deturpava personaggi famosi privandoli della faccia.
Solo a sprazzi si riesce a riconoscere lo stile, se di stile si può parlare, dello scrittore. Appunti di un  venditore di donne è l’ultima fatica letteraria di Faletti già in testa alle classifiche. D’Orrico sostiene che Faletti abbia scritto un romanzo più bello di Io uccido. Faletti dice d’essersi italianizzato e d’aver parlato di sé. Io non mi fi do più e nel dubbio attendo l’edizione economica.