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Mercati di piazza, nel bresciano è crisi.

L’immagine della signora che si alza presto al mattino per andare al mercato potrebbe essere solo un ricordo. Almeno a Brescia. Perché i mercati settimanali, quelli in cui si spuntava il prezzo migliore e un po’ ci si conosceva tutti, nel 2010 hanno sofferto moltissimo.
Non soltanto della crisi economica che ha colpito tutti, ma anche delle condizioni ambientali (circa 60 giorni di pioggia e neve nel Bresciano), degli aumenti del carburante (+19% circa per il gasolio), della crescita dei tributi per occupazione del suolo pubblico e rifiuti (+10%) e degli studi di settore “che applicano un meccanismo perverso”.

Da qui la sentita necessità di dare una svolta al settore dei venditori ambulanti per stare al passo con i tempi, perché la clientela non è la stessa di vent’anni fa mentre i mercati sono rimasti più o meno sempre immutati.
Già l’anno scorso Anva-Confesercenti aveva proposto un regolamento più rigido soprattutto sulle categorie merceologiche per ridare ordine ad un comparto preso d’assalto dai piccoli imprenditori stranieri (su 3.478 imprese ambulanti attive nel Bresciano, il 42% è fondata da un imprenditore nato all’estero).

Ma non è stato sufficiente. “E’ necessario riorganizzare i mercati, valutare la modifica degli orari, intervenire sulla qualità dell’offerta, sulle attrezzature e sulla competenza degli operatori” ha sintetizzato il presidente di Anva-Confesercenti, Eros Candito. “In una famiglia ora lavorano quasi sempre sia la moglie che il marito, perciò andare al mercato al mattino è diventato troppo difficile per i consumatori. A questo va aggiunta l’invasione di outlet e centri commerciali che sono ormai dei veri competitors su questo fronte. Per questo non è più possibile restare fermi”, ha proseguito Candito. Il quale sa benissimo che i primi da convincere saranno gli stessi operatori. Soprattutto sulla modifica degli orari.

“Vogliamo trovare dei comuni e dei nostri associati disponibili a provare queste nuove forme di mercato, perché dobbiamo ancora fare delle prove per capire la proposta migliore su orari e il resto, che comunque non sarà una ricetta uguale per tutti” ha concluso Candito. “I mercati oggi sono strutturati sulla base di diritti conquistati negli anni”, ha aggiunto Felice Baratti, il numero due dell’associaizone, “ma noi abbiamo anche il dovere di trovare le formule giuste per far funzionare queste realtà”.
Come a dire che qualche sacrificio sarà chiesto a tutti pur di salvare una categoria di lavoratori. Che oggi copre 202 appuntamenti settimanali su tutta la provincia con 7.269 posteggi, il 46% dei quali occupati dal settore abbigliamento e accessori. La proposta di Anva è stata totalmente appoggiata dai vertici di Confesercenti. “Dobbiamo pensare ad un diverso scenario di lavoro per dire qualcosa di nuovo ai clienti e alla concorrenza, a partire dalla professionalità dei venditori, anche stranieri, che va rivista” ha precisato Alessio Merigo, direttore di Confesercenti.

L’anno scorso nel Bresciano sono sorte 225 nuove imprese di questo genere, ben 154 sono state avviate da cittadini non italiani. “I quali spesso però non conoscono i diritti del consumatore o le normative italiane ed europee, per questo sarà necessario attivare dei corsi di formazione”.

(fonte: quibrescia.it)