Piovono calcinacci dalla torre. Momenti di paura a Palazzolo.

Gli edifici storici di Palazzolo perdono i pezzi. Dopo l’improvviso crollo del cornicione della parrocchiale di Santa Maria Assunta nella notte tra il 28 e il 29 dicembre, nel primo pomeriggio di ieri è scattata una nuova emergenza. Dalla torre di San Fedele, simbolo della città, si sono sbriciolati pezzi di intonaco e calcinacci. Ironia della sorte, lo sgretolamento è avvenuto all’altezza della cella campanaria restaurata da meno di quindici anni. Il pezzo più consistente di materiale, dopo un volo di cento metri è finito sul muretto di contenimento della scaletta che porta in via Bissolotti. Il blocco si è spezzato ed è ricaduto sulla Bmw 520 del titolare della Pedrini Engineering.
 Erano le 14,30. «Fortunatamente ero appena sceso dall’auto per ritirare alcune pratiche dall’ufficio – racconta il professionista -: i calcinacci hanno colpito la parte superiore della carrozzeria scheggiando il parabrezza. È andata bene, se penso a quante persone passano durante il giorno in via Bissollotti per andare in piazza».

Dopo il crollo è scattato il protocollo di emergenza: l’area ai piedi della torre è stata transennata dalla Polizia locale mentre i Vigili del fuoco di Palazzolo hanno effettuato un approfondito chek-up. Complessa l’ispezione alla cella campanaria che gli operatori del 115 – sotto la guida dei responsabili dell’ufficio Tecnico hanno effettuato calandosi dalla cima della torre con un’imbracatura. Gli accertamenti hanno escluso il rischio di nuovi crolli. Così, attorno alle 17, via Torre del Popolo, unico collegamento tra i quartieri di Riva e Mura è stata riaperta al traffico. L’episodio alla torre a sezione circolare più alta d’Italia, riporta alla ribalta il dolente nodo della gestione del patrimonio architettonico di Palazzolo, che negli ultimi anni ha dovuto affrontare non pochi «attentati»: dallo strappo dell’affresco della cinquecentesca cappella di San Rocco durante un tentativo di furto fino al deperimento strutturale del teatro sociale e della villa Lanfranchi rimasti in ostaggio del degrado per mancanza di fondi.

(fonte: bresciaoggi.it)