Alcologia è già una vittoria per tutta la sanità bresciana

La visita della Commissione provinciale famiglia all’Ospedale di Palazzolo, gestito dalla Fondazione Richiedei di Gussago, con il punto sui primi due mesi del nuovo reparto di Alcologia, 15 posti letto, ha fatto il punto sui possibili sviluppi del progetto nato da una intuizione dell’Asl che oltre ad affrontare un’emergenza potrebbe rappresentare il primo passo per portare in attivo la gestione dell’ospedale.
Roberto Bertelli, presidente della commissione ha introdotto l’incontro che ha preceduto la visita, a piccoli gruppi.

Dopo l’intervento del sindaco Alessandro Sala, Fausto Gardoni, presidente delle Richiedei, ha ricordato che il reparto palazzolese è il primo nella regione ad affrontare nello specifico una patologia, quella correlata all’alcool, che provoca più morti della droga. Ha poi sottolineato che resta fondamentale per l’avvenire della Fondazione, che dà lavoro a 550 persone, l’avvio dell’hospice a Palazzolo all’interno dell’accreditamento dei 40 posti letto chiesti alla Regione, con l’appoggio di tutte le forze politiche.

La dottoressa Luigina Scaglia, responsabile del reparto, ha descritto le fasi iniziali richiamando l’attenzione di quanti affrontano il problema. «Oltre ai Noa coordinati dall’Asl di Brescia sono giunte molte richieste dalla bergamasca – ha osservato -. La sperimentazione ha sviluppato un intenso rapporto non solo tra enti, Asl e Richiedei, ma tra professionisti, associazioni enti e famiglie».

«Gli utenti – ha precisato – vengono indirizzati a noi dai Noa e dai Sert di tutta la provincia, ma fin dai primi giorni abbiamo ricevuto richieste dai pronto soccorso e da persone alle prese con il problema di una dipendenza creata da una droga legale che a volte si associa alla droga, a volte la copre e a volte nasconde problemi psichiatrici. In queste settimane è stato importante l’apporto di professionisti dell’Asl che sono venuti e vengono in ospedale, lavorando con noi e con i dipendenti».

La primaria ha descritto il modulo messo a punto che prevede 3 settimane di degenze. «La prima per detossicare – ha spiegato – richiede un costante intervento infermieristico per superare le crisi di astinenza anche con l’uso di farmaci, che si riducono nella seconda quando la persona recupera consapevolezza e riconosce le sue risorse. La terza settimana – ha proseguito la dottoressa – è dedicata al lavoro educativo e psicologico per motivare le persone a desiderare il cambiamento e a conoscere i rischi e le possibilità di ricadute. In tutte le fasi è fondamentale il lavoro e il contatto con la famiglia».

Il dottor Montefusco, direttore sanitario della Richiedei, ha ribadito l’importanza di reparti specifici con i numeri: tra i 15 e i 29 anni, l’alcol provoca il 25 percento dei decessi.

(fonte: bresciaoggi)