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Black Swan (recensione + trailer)

a cura di Massimo Faini
Valutazione (da 1 a 5): 5

Immenso. Perfetto. Il Cigno Nero è un Capolavoro.
Trama
New York. Il regista Thomas Leroy (un sempre bravo Vincent Cassel) è impegnato nella realizzazione di una nuova versione del balletto “Il Lago dei Cigni” in cui decide di sovvertire le tradizionali messe in scena dell’Opera amalgamando la purezza del cigno bianco con la sensualità del cigno nero in un’unica interprete: Nina (una magistrale Natalie Portman). La prima ballerina, fragile e insicura ideale nella parte del cigno bianco, per immergersi nella difficile preparazione del ruolo è costretta a sondare il suo io più profondo per scoprire come far emergere il lato oscuro del cigno nero,
portandola ad una vera e propria lotta con e contro se stessa e dando vita un’ambigua ossessione che le fa perdere la percezione di ciò che è reale e ciò che è follia. L’apice del tormento che la opprime si cristallizza nel debutto finale che rappresenta per lei oltre che la consacrazione anche la liberazione.

Impressione
Ho visto con interesse “The Wrestler” il film precedente di Darren Aronofsky in cui riesumava un Mickey Rourke reduce da incontri di boxe massacranti e massacranti interventi chirurgici e lo portava ad un livello di recitazione davvero pregevole in una pellicola che ha molto in comune con il Cigno Nero, ma per quanto lodevole manca di quella passione e poesia di cui è intriso quest’ultimo film. Qui è come se la Metamorfosi di Franz Kafka incontrasse Mulhollan Drive di David Lynch rivisitando Il Lago dei Cigni attraverso gli occhi della prima ballerina impegnata in un cambiamento radicale e maniacale per raggiungere la Perfezione assoluta, l’essenza pura del “Cigno Grigio” facendosi strada tra anoressia, autolesionismo, paranoia, deviazione della sessualità e distorsione della realtà.

Natalie Portman inquietante e seducente è capace di mettere in ombra chiunque le si pari davanti, da Vincent Cassel a Winona Ryder e a distanza di ore i brividi mi attraversano al solo pensiero, al solo ricordo di quest’interpretazione che ha sbancato i più prestigiosi riconoscimenti. Il regista miscela sapientemente dramma, narrazione e inquietanti effetti visivi, in alcuni punti sfiora la genialità come nelle diverse scene in cui la macchina da presa diventa invisibile nei riflessi degli specchi…

…il finale è potente, oserei dire Perfetto.