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Firmino, anti Mickey Mouse (recensione)

a cura di Fabio Di Benedetto
Valutazione (da 1 a 5): 3,5
(dal numero di marzo de “Il Giornale di Palazzolo”, pag. 9)

L’ultrasettantenne Sam Savage ex professore di filosofia, ex carpentiere, ex pescatore, ex meccanico di biciclette riesce nel 2007 a far pubblicare dalla “Coffee House Press”, una piccola casa editrice no-profit, quello che, a oggi, possiamo senza dubbio definire il suo capolavoro: Firmino – avventure di un parassita metropolitano.

Le vicende del topo Firmino che mangia libri per non morire di fame fanno il giro del mondo e permettono a Savage di vincere tutti i premi più importanti riservati ad autori esordienti negli Stati Uniti. Il dato è clamoroso anche se Il lamento del bradipo (il romanzo pubblicato dopo Firmino) non ne avrebbe vinto uno. Ma questa è un’altra storia. Torniamo al libro.

Firmino affascina perchè è un topo diverso dagli altri. Un vero topo nato nella sporcizia, sfortunato, colto, ironico e “affamato” (nel senso che li mangia) di libri. E’ l’anti Topolino. E se con Mickey Mouse tutto è bello, divertente e con il lieto fine, con Firmino ciò a cui cartoni animati e fumetti ci hanno abituati si stravolge. Quel che ne esce è un topastro molto umano, ma a cui è impossibile non affezionarsi.

Questo e molto altro nel romanzo di Sam Savage Firmino per Einaudi, Stile libero: un esempio di come si possa raccontare una storia senza ricorrere a scene di sesso, a sconcerie inopportune, a parole astruse e barocche o a diabetiche storie d’amore senza sangue.