Il risorgimento palazzolese (prima parte): "Giovanni Maggi, uno dei Mille"



Giovanni Maggi

  Inoltriamo con piacere una mail giunta in redazione da Francesco Ghidotti. Di seguito la prima parte della lettera con un bellissimo racconto sul palazzolese che fece parte dei famosi Mille di Garibaldi. Domani la seconda parte sulle donne del Risorgimento:

“Ho il piacere di inviarvi alcune note su personaggi del risorgimento palazzolese dei quali parlerò la sera del 17 prossimo in consiglio comunale.
Cordialità
Francesco Ghidotti

Uno dei Mille: Giovanni Maggi
a cura di Francesco Ghidotti
Mi è stata recapitato in questi giorni, da un parente, una fotografia del garibaldino Giovanni Maggi.
Ne parlo volentieri, come farò per altri Palazzolesi, che hanno partecipato alla campagne risorgimentali.
Ingrandendo l’immagine si scopre che reca la firma del pittore Giovanni Rampana, anche lui garibadino. Intorno al ramo d’alloro, un fotomantaggio dell’epoca, si possono leggere queste iscrizioni : Cacciatore delle Alpi, Marsala 1860, Ulcus (Russia), in Tirolo 1866. Sul petto del Maggi sono appuntate quattro medaglie.
Quando scoppia la seconda guerra d’Indipendenza, Giovanni, nato a Treviglio nel 1841, si arruola nei volontari garibaldini.
Ha diciotto anni e viene a trovarsi in una strana situazione: si vede recapitare la cartolina precetto con l’obbligo di presentarsi al distretto di Treviglio. Supplica il padre perchè paghi un altro giovane a sostituirlo nell’esercito piemontese, così da poter continuare ad appartenere ai garibaldini bergamaschi, capitanati da Francesco Nullo, coi quali salpa da Quarto per Marsala dove sbarca l’11 maggio. Fa parte dell’ottava compagnia che a Calatafimi si copre di gloria. Il Maggi si merita la medaglia d’argento e la promozione sul campo al grado di sergente.
Segue il Nullo in Polonia, viene fatto prigioniero e condotto a Vienna. Per le insistenze di un’artista bergamasaca, i prigionieri vengono trasferiti a Peschiera, strada verso la libertà.
Allo scoppio della terza guerra del 1866 il Maggi, sergente nella XIII°compagnia, III° battaglione, segue Garibaldi in Tirolo, fino al famoso “Obbedisco”.
Romantica è la sua vicenda sentimentale con Adelaide Salvatoni. Egli la fa fuggire dal collegio e a cavallo si dirigono verso Brescia, ma alle Bettole di Cavernago il cavallo si rifiuta di proseguire. A piedi i due innamorati proseguono per Palazzolo e prendono alloggio all’Albergo dell’Aquila Nera. Per farla breve si stabiliscono a Riva, e per seguire la famiglia, in cui era arrivata la figlia Giuseppina, il garibaldino non è presente alle altre vicende risorgimentali.
Gli viene assegnata una pensione per le ferite riportate nelle varie campagne. Racconta lo Svanetti che, quando in Piazza la banda teneva concerto,spiccavano in un angolo le camicie rosse dei nostri garibaldini che invocavano immancabilmente l’Inno di Garibaldi.
Giovanni muore a 57 anni nel 1898 e la moglie Adelaide nel 1917, poco dopo la rotta di Caporetto, addolorata nel veder partire il nipote Giovanni per il fronte ed il terrore del ritorno degli Austriaci .