Troppo cemento, zero cultura e vocazione turistica assente: il PD boccia il PGT presentato nei giorni scorsi.

Riceviamo e inoltriamo dal PD di Palazzolo il documento integrale riguardante le considerazioni sullo stato attuale del PGT.
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CONSIDERAZIONI SULLO STATO ATTUALE DEL PGT

“Dopo l’illustrazione delle bozze del PGT avvenute in Commissione Territorio e negli incontri pubblici svoltisi nei vari quartieri è necessario formulare alcune considerazioni in merito a quanto emerso ovvero è stato possibile verificare. Dobbiamo preliminarmente e nuovamente stigmatizzare la scelta incomprensibile dell’Amministrazione di non mettere a disposizione dei Consiglieri e delle forze politiche presenti in Consiglio Comunale la documentazione elaborata e persino protocollata. Decisione questa contraria alla tanto millantata trasparenza amministrativa nella gestione di un piano determinante per il futuro non solo urbanistico di Palazzolo, oltre che miope perché preclusiva di una normale ed utile dialettica, alla quale la maggioranza ha evidentemente voluto sottrarsi.


Avere a disposizione le relazioni ed i documenti predisposti avrebbe consentito un maggiore approfondimento, in un’ottica collaborativa, forse solo strumentalmente ed in pochi casi ricercata da questa Giunta. Per parte nostra in ogni caso già nel febbraio 2010 avevamo inviato a Sindaco ed Assessore all’urbanistica un documento con alcuni indirizzi, che avremmo voluto vedere accolti nel nuovo strumento di pianificazione territoriale. In alcune occasioni abbiamo avuto modo pubblicamente di manifestare la nostra soddisfazione per il recepimento, almeno in parte, di tali linee guida nell’impianto complessivo teorico-filosofico posto a fondamento del nuovo PGT.

Sicuramente la scelta di non consumare nuovo suolo non può che essere apprezzata. L’attenzione al rapporto tra aree urbanizzate, aree fluviali ed agricole, garantendo nuovi coni visivi e la fruibilità di accessi e percorsi verso il fiume e la campagna è un aspetto che certamente è stato preso in considerazione. Scendendo però nel dettaglio, almeno per quanto ci è stato per ora possibile appurare, abbiamo notato delle mancanze sostanziali. E’ un piano che è estremamente conservativo, poco ambizioso ed estremamente lacunoso in alcuni elementi fondamentali. Se da un lato può essere condivisibile l’idea di recuperare le aree di trasformazione, spostando dal centro abitato le industrie ancora presenti, dall’altro lato pare eccessiva l’edificazione prevista in queste aree.

Solo per quanto riguarda la zona Lanfranchi, la zona Casenghini e la zona Montini si ipotizza edificabilità per circa 90 mila metri cubi. Il che vuol dire circa 3 mila nuove abitazioni, in un momento in cui il mercato sicuramente non favorisce tale espansione e probabilmente così sarà a lungo. Scelte come queste dovevano essere fatte nel vecchio PRG prima di procedere con lo sconsiderato consumo di territorio a cui abbiamo assistito negli ultimi anni. Scelta coraggiosa dell’Amministrazione sarebbe stata quella di togliere aree edificabili già presenti, per favorire e rendere effettivo il progetto di dismissione delle aree industriali. Fatto ancor più grave è poi che la nuova edificazione immaginata, ignora completamente la necessità di edilizia popolare e/o convenzionata. L’analisi economico-sociale e del tessuto produttivo palazzolese attuale così come sviluppata e soprattutto in un’ottica futura ventennale è carente.

Non scaturisce in altre parole da questo Piano una vera caratterizzazione ed un’identità di Palazzolo Non vi sono scelte forti nemmeno per incentivare la tanto sognata vocazione turistica. Vocazione assente anche per la carenza totale di opzioni di natura culturale, scolastica e/o sportiva. Per lungo tempo si è parlato di Palazzolo come possibile sede di un Campus scolastico, che invece non viene minimamente previsto. Nessuno spazio seriamente realizzabile viene riservato per la cultura. Un’opera pubblica da circa 8 milioni di € come il Centro Congressi all’interno del Parco delle Robinie non è francamente immaginabile come di facile e/o tantomeno d’imminente costruzione. Perché invece non recuperare spazi esistenti alla loro funzione originaria come il teatro Aurora di Lungo Oglio Cesare Battisti? Nemmeno si prevede un vero e proprio polo sportivo, privilegiando invece in questo settore una logica assolutamente dispersiva ed anacronistica. Il dato però più allarmante è che a fronte del prevedibile aumento della popolazione residente (vd. 3 mila nuove abitazioni) non vi è la minima attenzione all’aspetto dei servizi. Scuole, asili, centri per anziani esistenti si riveleranno a breve strutturalmente inadeguati ed insufficienti a recepire ed accogliere le nuove esigenze anche in termini numerici della popolazione.

Quali soluzioni vengono proposte e con quali risorse per realizzarle non è dato ancora sapere da questa amministrazione. Vi è poi la questione altrettanto spinosa del quartiere Mura e del centro storico, su cui il PGT sembra sorvolare. Nulla viene previsto circa il suo recupero e/o la sua valorizzazione. Addirittura il Lungo Oglio Cesare Battisti pare destinato ad avere insediamenti di natura commerciale, con conseguente presenza di parcheggi a vista e non invece mimetizzati, ad esempio sotto la massicciata delle vecchie scuole di Mura. Il Piazzale Giovanni XXIII^ prevede un progetto misero, banale e squalificante. Un’isola con ristorante e bar e collegamento di un viale con l’entrata del Municipio. Serve in questo caso davvero un progetto ambizioso, di qualità, magari sulla base di un concorso di idee, che abbia a riguardo a tutto il centro storico.

A suo tempo avevamo già proposto il Piazzale Giovanni XXIII^ da pensare come “cerniera” fra Piazza Roma e il nuovo parco urbano. Spazio destinato alla socializzazione ed all’incontro. Luogo della memoria, rievocando i tipi del passato più recente (le vecchie isole). Recupero del sedime di alcuni degli edifici preesistenti, dell’elemento acqua (specchi d’acqua), di una diversa relazione con il fiume (per es. un approdo). Presenza di piccoli tappeti erbosi fra ampi spazi pavimentati. Coperture a forma di vela con strutture in acciaio per spazi coperti destinati a varie manifestazioni pubbliche. Piantumazioni e panchine. Elementi scultorei e colori che stimolano curiosità e generano sensazioni piacevoli. In definitiva un ambiente che chiede a chi lo frequenta un atteggiamento di relazione con il contesto (camminare-osservare-percepire). Nulla di tutto ciò è ravvisabile nel PGT.

Incomprensibile da ultimo è considerare il Piano Viabilità come avulso dal PGT e procedere senza un raccordo delle due funzioni. Per tali ragioni allo stato il nostro giudizio sul Piano nel suo complesso non può essere positivo.”