,

AAA asilo comunale cercasi

a cura di Paolo B.

La creazione di un nido pubblico nuovo a Palazzolo sull’Oglio avrebbe costi esorbitanti, sia perché per i nidi non c’è una richiesta come per gli asili normali e aiutare le famiglie calmierando le rette è sufficiente per il fabbisogno richiesto». Questa la dichiarazione di Giuliana Bertoli, assessore ai Servizi Sociali, contenuta in “IN Chiari Week” del 25 marzo 2011.
Questa è invece la vicenda che vi voglio raccontare.
Massimo ha 32 anni, è operaio ed ha uno stipendio di 1200 euro,
 mentre Monica, sua moglie, lavora per una cooperativa della zona, stipendio poco più di 900 euro. Due mesi fa é nata Beatrice, la loro prima figlia. Da settembre 2011 l’asilo nido sarà stata una scelta obbligata: niente nonni disponibili né possibilità reali di part-time, purtroppo.
Monica si reca in Comune per iscrivere Beatrice al nido “Il girasole”, l’unico nido comunale di Palazzolo. Risposta: “Siamo al completo e c’è già una lista d’attesa“. Opta allora per una struttura privata. Lì il posto ci sarebbe, ma… Il “ma” è una retta inaccessibile: oltre 650 euro! S-e-i-c-e-n-t-o-c-i-n-q-u-a-n-t-a euro, decisamente un salasso rispetto al nido comunale.
Monica fa un rapido conto: 500 euro di mutuo da aggiungere alla retta del nido danno una cifra che s’ingoia la busta paga di Massimo e li lascerebbe in balìa dei restanti 900 euro del suo stipendio.
Fidarsi di quei 900 euro? Fidarsi quando devi comprare pannolini e latte in polvere per la tua bimba? E pagare le bollette… E pagare l’abbonamento del treno per andare al lavoro… E mantenere l’auto che Massimo utilizza per raggiungere la “sua” fabbrica a Mornico…

A questo punto Monica cerca eventuali sovvenzioni pubbliche, s’informa su agevolazioni e contributi. E’ la prima volta che le capita di toccare con mano la propria inattesa “povertà”; è sorpresa e disorientata. Ha capito che se vuoi che t’aiutino davvero (ma davvero!), devi avere “le pezze al culo”, un reddito da fame o poco più di niente.

La vicenda che ho illustrato, a mio avviso, é un’ulteriore testimonianza del fallimento delle politiche per la famiglia e la natalità dell’Italia e, di riflesso, dei nostri Comuni.
Per questo ritengo che le dichiarazioni della nostra assessore Bertoli – se confermate – dovrebbero essere improntate ad una maggior cautela. Dire che, in assenza di asili nido pubblici, c’è un servizio privato che ottimamente supplisce, è sostenere una mezza verità (o una mezza bugia), poiché non si fa riferimento ai costi, sempre più insostenibili per diversi mamme e papà.
Le sovvenzioni della Regione Lombardia – che, ad onor del vero, è tra le più generose – per facilitare l’accesso ai nidi privati sono poca cosa rispetto ai bisogni reali, soprattutto in tempi di crisi: 260 mila euro in tre anni da dividere su sei comuni paesi (e 60 mila abitanti!) della nostra zona (Adro, Cologne, Palazzolo, Erbusco, Capriolo, Pontoglio).

Se Massimo e Monica abitassero quattrocento chilometri più a ovest, in Francia, Beatrice andrebbe al nido gratuitamente o quasi. Non per nulla la Francia è uno degli Stati europei con una media di due figli per ogni donna, il doppio dell’Italia. Una vera politica per le famiglie, insomma, niente a che vedere con i nostrani “Family-day” dove la famiglia, ahinoi, la si difende e tutela soprattutto con le parole.
Se invece abitassero mille kilometri più a sud, in Sicilia, il problema probabilmente non si porrebbe, poiché lì la maggior parte dei comuni non ha un asilo nido ed in tutta l’isola ne esistono solo duecento funzionanti. Un dato emblematico: su circa 150 mila bambini da zero a tre anni, meno di 8 mila possono frequentare un nido (http://www.argo.catania.it/2011/03/03/la-sicilia-non-e-un-paese-per-bambini/).
Dunque, Massimo e Monica devono sognare Lione o consolarsi guardando verso l’Etna insieme alla loro Beatrice?