"Villa Lanfranchi è in agonia: la comunità faccia qualcosa"

Villa Lanfranchi

«Villa Lanfranchi non può restare in ostaggio del degrado». E’ una voce autorevole quella che si leva in difesa di uno degli immobili di più alto interesse storico architettonico di Palazzolo. Per Francesco Ghidotti lo stato di abbandono in cui versa l’antica dimora è un’offesa alla comunità. «La situazione mi amareggia – ammette l’ex sindaco fra i padri fondatori della biblioteca e dalla Fondazione Cicogna Rampana -: il paese sta sprecando il dono ricevuto dal benefattore Giacinto Lanfranchi. La villa non solo è inutilizzata ma rischia anche di essere irrimediabilmente intaccata dal degrado».
A novembre, Ghidotti aveva inviato una lettera al sindaco Alessandro Sala esprimendo la delusione per il congelamento dei fondi destinato al recupero dell’immobile. «Il primo cittadino mi ha convocato per un vertice con i tecnici comunali, l’assessore ai Lavori pubblici Bruno Lancini e Franco Piovanelli, consigliere con delega al fondo. Nella riunione è stato esposto il progetto che prevedeva di rifare i tetti e la posa di un’inferriata al posto del muro di cinta. Sala disse che la voleva inaugurare la villa restaurata per la festa del patrono: invece la Soprintendenza ha bloccato tutto, e, per quanto ne so, da allora si è solo dimezzato lo stanziamento».
Ghidotti punta il dito anche sulla gestione del lascito. «Il fondo antico è affidato a chi in materia ha ben poca competenza – sottolinea l’ex primo cittadino riavvolgendo il nastro dei ricordi -. Mi occupai della biblioteca nel 1953, quando la direzione didattica mi incaricò del Centro di lettura e di informazione, assegnato a Palazzolo dal ministero. Non c’erano libri né scaffali: un’aula di Mura dove insegnavo fu la prima sede. Eletto consigliere nel 1960, nominato assessore al bilancio: trovai 250 mila lire per la biblioteca che fu inaugurata l’8 novembre 1964 in una sala dell’ultimo piano del municipio. Rieletto l’anno dopo, non entrai in Giunta per dedicarmi al progetto del servizio di consultazione libri e nel 1967 Lanfranchi, che amava i volumi come figli, andando ad acquistarli in capo al mondo, specie se stampati nel 1500 dai palazzolesi Britannici, sapendo che intendevamo acquistare l’enciclopedia Treccani, mi scrisse che avrebbe voluto donarla con i suoi libri alla città».
Il consiglio comunale accettò la donazione. «Trasportai personalmente tutto il fondo da Bergamo a Palazzolo. Scaratti – prosegue Ghidotti -: il 14 maggio 1967 inaugurò la Biblioteca intitolata a Lanfranchi, che era postata nell’ala settentrionale dove c’era più spazio». Lanfranchi si sentì male proprio lì, tra i suoi libri, il 9 marzo 1971, in una seduta della commissione biblioteca. «Alla seduta c’ero anche io in veste di sindaco – prosegue Ghidotti -. Con alcuni commissari lo accompagnammo in ospedale, dove spirò nella notte».
LA MOGLIE, MARIUCCIA, che ne prese il posto in commissione, favorì il passaggio al Comune della villa che, fino al 2006, è stata il cuore della cultura palazzolese. «Mi auguro che i cittadini si mobilitino – conclude Ghidotti -, perchè ritorni ad essere la casa della cultura di tutti e che il fondo, patrimonio unico, sia valorizzato ed affidato a chi se ne intende, non a chi ha come unico titolo un seggio in Consiglio comunale».

(fonte: bresciaoggi)