,

Bambini d’estate: finita la scuola, iniziano i problemi…

 Nuovo ed interessante articolo dell’educatore Paolo B., che da novembre collabora con QUIPALAZZOLO curando la rubrica Under 12, questa volta si parla di Grest e della difficoltà per i genitori nel cercare una soluzione alternativa alla scuola. Buona lettura…

di Paolo B.
Scrutando il laghetto di Central Park, il protagonista del celebre romanzo “Il giovane Holden” si chiedeva: “Dove vanno le papere d’inverno?”. La domanda mi è corsa nella mente quando ho ascoltato la conversazione tra due madri mentre attraversavo il reparto latticini dell’Italmark alla ricerca di uno yogurt biologico.
“Dove vanno le maestre tutta estate??!”, diceva rabbiosa la prima madre. “Danno i compiti, poi la scuola chiude e ce li dobbiamo gestire noi i bambini per tre mesi…!”. L’amica le rispondeva con altrettanta foga:“Io lavoro e mio marito pure: come faremo con Matteo e Giulia?! Sono in seconda e in quarta, sono piccoli… abbiamo solo una nonna disponibile e…”.
Non so dirvi come sia finito lo scambio di battute, certo è che mi hanno indotto a riflettere su un tema importante.
E’ vero, le scuole dell’obbligo chiudono i battenti allo scoccare della seconda settimana di giugno e per tre mesi non li riaprono. Si crea così un vuoto, o meglio, una voragine per molte famiglie che si trovano improvvisamente con i figli a casa mattina e pomeriggio, pranzi compresi.

Padri e madri impegnati in fabbriche ed uffici sino alle 17 o anche più, devono quindi attrezzarsi per cercare soluzioni alternative alle aule scolastiche. Chi può, s’affida a nonni che vengono spremuti oltre il lecito, gli altri mettono mano al portafoglio e ricorrono ad un puzzle di corsi, GREST, settimane verdi, campus sportivi, settimane gialle, blu, rosse… Una ricerca a volte spasmodica di assistenza per bambini altrimenti destinati a rimanere a casa senza sorveglianza alcuna e in balìa di rischi e pericoli che ovviamente nessun genitore vuole correre.

Partiamo da due quesiti: è giusto che le scuole elementari e medie chiudano per circa novanta giorni? E’ legittimo che maestri e professori godano di una mole di ferie estive (oltre due mesi) così cospicua?
Andiamo con ordine.

Chiudere gli edifici scolastici e i loro spazi è palesemente insensato. Classi, palestre, aule musicali, laboratori d’arte o di informatica, piccoli teatri e biblioteche abbandonati per settimane e settimane: un evidente spreco di risorse pubbliche.
Uguale spreco è lasciare le straordinarie risorse umane e professionali dei docenti inoperose per mesi. Alcune idee sorgono spontanee. Maestri e professori potrebbero guidare gli allievi nell’esecuzione dei compiti estivi, recuperare le difficoltà degli alunni più lacunosi, sviluppare ulteriormente le abilità di allievi già bravi, incentivare passioni o sperimentazioni musicali, tecniche, scientifiche, linguistiche, sportive o teatrali, aiutare i bambini stranieri ad apprendere o perfezionare la lingua italiana…
Ad ostacolare vacanze estive più ridotte per alunni e insegnanti ci sono certamente una selva di fattori e motivazioni in cui, da profano, preferisco non addentrarmi (per chi volesse farlo: http://www.age.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=158).

D’altra parte sarebbe disonesto caricare solamente la scuola di questo fardello educativo che va da giugno a settembre. Politiche comunali accorte e mirate aiuterebbero non poco.
Si pensi ai famosi GREST, frequentati per decenni da migliaia di bambini. Oggi nel mio quartiere il GREST, per scarsità di risorse umane e finanziarie, dura due settimane e solo il pomeriggio. Come dire, niente rispetto alle esigenze delle famiglie.
Se ci spostiamo di una decina di chilometri, a Chiari, grazie alla sinergia tra Comune ed oratorio, il GREST occupa quattro settimane, prevede attività mattutine e pomeridiane, ha un costo contenuto ed offre la possibilità del servizio mensa; al termine del GREST papà e mamma hanno l’opportunità di iscrivere i figli a mini vacanze al mare o in montagna con assistenti qualificati.

Una valida proposta educativa di circa cinquanta giorni, per la gioia di famiglie (nonni compresi) di cui certamente anche i Palazzolesi usufruirebbero volentieri, se anche in riva all’Oglio ci si adoperasse per andare incontro alle nuove necessità di bambini, madri e padri.