,

Le donne di Stephen King (recensione)

Difficilmente i personaggi femminili descritti da uno scrittore risultano credibili. Ed é ancora più difficile trovare caratterizzazioni approfondite che possano, anche solo verosimilmente, rispecchiare i comportamenti di una donna. Di solito le donne rappresentate in un libro da un uomo sono uomini con un nome da donna, personaggi inventati di sana pianta, luminosi e vuoti come chiese di provincia o eroine fantasy o personaggi stereotipati e fuori dalla realtà.

Come poter credere, ad esempio, che durante uno stupro una donna possa rendersi conto di provar piacere? Può una tesi simile essere frutto di una scrittrice?
 Evidentemente no. E’ il buon Ken Follett che lo scrive in “Mondo senza fine”, l’atteso e fortunato seguito de “I pilastri della terra”.

Tenendo a mente questa premessa ho acquistato e letto l’ultimo libro di Stephen King. King che scrive quattro racconti di donne tradotti da Wu Ming.
La raccolta di racconti “Notte buia, niente stelle” edito da Sperling & Kupfer sorprende per la straordinaria facilità di scrittura che King dimostra di avere nella stesura delle quattro storie che compongono il libro.Quattro storie in cui la donna riveste il ruolo principale, vittima quasi sempre di un uomo violento e incapace di sostenerla.

Il primo racconto ambientato nell’America del 1922 e l’ultimo ai giorni nostri risultano essere i due lavori meglio riusciti per originalità, analisi psicologica dei protagonisti, trama e aderenza alla realtà.
Nel primola protagonista viene uccisa dal marito per un pezzo di terra in eredità. Ma nonostante la morte, la donna ammazzata e buttata in un pozzo porterà a termine la sua vendetta con l’aiuto di enormi ratti. Nell’ultimoil trentennale matrimonio felice di una coppia innamorata viene sconvolto da una scoperta che la moglie fa casualmente in garage una sera: suo marito è un assassino. Il finale non lo svelo ma King riesce a dipanare tutti i nodi che possono formarsi nella mente di una donna sposata da trent’anni e mamma di due bambini, svelando senza alcuna forzatura le difficoltà e i sensi di colpa di una donna nell’affrontare una situazione molto più complessa di quello che potrebbe sembrare. Entrambi i racconti sono ispirati a storie realmente accadute.

I due capolavori sono intervallati da altre due storie, scritte bene ma meno avvincenti. Nel secondo racconto una scrittrice di gialli viene violentata da un camionista e si salva per miracolo. Anche in questo caso, come nel primo racconto, la donna porterà con difficoltà a termine la sua vendetta. In questo caso King s’infila nella testa di una donna violentata e, a mio avviso, riesce a rendere bene il dramma e le paure che può provare in quelle tragiche e purtroppo frequenti circostanze. Più banali, in questo caso, risultano la conclusione e la trama.
Nel terzo racconto invece, quello in cui la donna riveste un ruolo davvero marginale, l’invidia di un uomo per l’amico che gli ha portato via la fidanzata sarà la benzina che incendierà tutto il racconto causando, attraverso una maledizione, la rovina fisica ed economica dell’uomo invidiato e della sua famiglia felice.

Nella narrazione delle quattro storie King riesce a infilare dati sulla condizione femminile in America (non solo attuale) che fanno rabbrividire. Uno fra tutti: ogni due minuti, in America, una donna subisce un tentativo di violenza sessuale.

di Fabio Di Benedetto (fonte: giornaledipalazzolo, pg 2)