C’era una volta la biblioteca

Riceviamo e inoltriamo la testimonianza dell’incontro tra l’assessore all’istruzione Gianni Stucchi e i ragazzi della Commissione Biblioteca. L’assessore, a quanto pare, avrebbe abbandonato la riunione in seguito al rifiuto da parte della Commissione di cedere spazi di studio da destinare ad altre attività comunali. Il blog resta a disposizione per eventuali repliche in merito alla vicenda. (quipalazzolo@gmail.com)

C’era una volta un posto chiamato biblioteca. Sembra essere l’inizio di un romanzo, mentre purtroppo é l’inizio di una delle tante storie di degrado, arroganza
e menefreghismo che stanno caratterizzando gli ultimi quindici anni di amministrazione a Palazzolo.
La biblioteca é un luogo splendido. Forse uno dei posti più importanti per una città di provincia che non ha molte altre attività pubbliche a disposizione.
È il luogo della cultura e del sapere, dell’informazione e dello studio. Ma é anche il posto nel quale si creano amicizie, amori, confronti, discussioni, idee. È vissuta da bambini e anziani, da giovani, adulti, disabili.
Insomma é da sempre, a Palazzolo, una fucina di pensieri e di incontri. E questo viene vissuto da sindaco e amministrazione con disagio, con fastidio.

Così, da quando la nuova Commissione Biblioteca si é insediata due anni fa con l’idea di far finalmente crescere questo posto, la politica locale non ha fatto altro che mettere i bastoni tra le ruote, creando disagi, complicando la burocrazia, affossando un sacco di proposte intelligenti che sono arrivate dai ragazzi e dai bibliotecari. Insomma, l’esatto contrario di chi dovrebbe invece ascoltare i lettori e gli studenti e valorizzare le bellissime idee di chi in biblioteca ci lavora.
A tutto però c’é un limite, e questo limite é stato superato. Perché si possono sopportare i disagi, i fastidi, il completo disinteressamento. Si può sopportare l’incapacità cronica di assessori che non sanno risolvere i problemi. Si può sopportare perfino l’abbandono totale.
Ma non si può sopportare che chi non ha mai messo piede nella sua esistenza in biblioteca, come il nostro sindaco, lo faccia solo, un bel giorno di settembre, per decidere di ridurne gli spazi. In maniera del tutto illegale, oltretutto, senza aver prima ascoltato il parere consultivo della Commissione, che rappresenta chi questo spazio lo vive.

L’ignoranza di chi si permette di pensare che “i ragazzi possono studiare anche a casa” si commenta da sola.
Così come l’inciviltà che caratterizza un assessore alla Pubblica Istruzione che se ne va a metà della riunione con gli utenti, dopo che questi ultimi hanno detto un secco “no” alla richiesta di cessione di spazi di studio e ricerca (che già sono limitatissimi) per altre attività comunali. Richiesta alla quale comunque il sindaco aveva già detto di sì, con l’eleganza di un elefante in una cristalleria.
Polo Culturale, l’avevano chiamato all’inaugurazione. È rimasto tale solo nel nome. Al suo interno nel giro di qualche anno sono finiti, tra i tanti uffici, perfino la sede di Sogeim e pezzi di Asl. E ora un museo della guerra in ampliamento vorrebbe fagocitare altri pezzi della Biblioteca Lanfranchi. Un’aula studio in meno e un’emeroteca sfrattata. Giusto per rispondere agli ultimi dati che sono stati forniti dai bibliotecari: gli utenti nell’ultimo anno sono aumentati parecchio, e con loro é aumentato il numero di prestiti e il numero di studenti che sceglie queste aule per prepararsi agli esami universitari.

Ma non é tutto. Si vogliono togliere altre risorse economiche per decidere di tagliare addirittura gli abbonamenti alle riviste sociali, scientifiche e culturali. Niente più National Geografic, Linus, Le Scienze, Archeo o Atlante Bresciano. Niente riviste sull’arte o sul cinema. Tanto, come si dice abbia affermato il sindaco, “chi vuole leggersele va in edicola e se le compra”. In un’emeroteca dove, sempre per esaudire i desideri del capo, si é rescisso l’abbonamento perfino a Bresciaoggi, perché considerato quotidiano non gradito, si cercano di far sparire anche riviste di altissimo livello.
Per la cultura non c’é mai tempo, non ci sono mai spazi né soldi.
Finanzieranno un’inutile nuova caserma con milioni di euro e ci vengono a dire che per le riviste non ci sono finanziamenti.

È ora di dire basta a tutto questo, e di affermare che una biblioteca seria, aperta e funzionante non é una concessione che ci viene fatta dall’alto di qualche poltrona, ma é un diritto che ci spetta, indipendentemente da quello che piace o non piace all’amministrazione. Se sindaco e assessori non leggono, non studiano e non si informano é un problema loro, non nostro. Continuino a vivere nella propria ignoranza, ma non coinvolgano i cittadini.

È necessario farsi sentire, subito. È necessaria una convocazione urgente della Commissione Biblioteca dove, come utenti, prendere una posizione forte. È fondamentale far sentire la nostra voce.
Ne va della cultura, che é una delle cose più belle che ci restano.

di Francesco Feltri