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UNDER 12: Bambini a km zero

a cura di Paolo B.
Fiat, Alfa, Mercedes, lancia, Volvo, Audi, Toyota: mancano poche case automobilistiche alla parata di vetture che ogni giorno ingorga l’ingresso della scuola vicino a casa mia. Mattina e pomeriggio, che piova o splenda il sole poco importa, le macchine sono lì a caricare e scaricare figli e nipoti.

Sono i bambini a km zero, creature di 9, 10 e 11 anni (ma anche più) autotrasportate ovunque: scuola, palestra, oratorio, piscina… Autisti a loro disposizione – madri e nonni soprattutto – li scorazzano e li controllano sempre e ovunque. Km zero, rischi zero. Tutto bene, dunque? Non proprio.

Ci si dimentica infatti che per bambini e ragazzi il rischio è una condizione necessaria per procedere nello sviluppo delle capacità e delle competenze. Affrontando gli ostacoli e mettendosi alla prova il bambino può sperimentare la gratificazione derivante dal superamento delle varie difficoltà.

Andare a scuola in bicicletta con i compagni e non con un adulto o recarsi al campo sportivo per giocare a calcio vanno considerate per il bambino esperienze di grande valore, al pari di raggiungere il negozio vicino casa per comprare del latte o dei biscotti che la mamma ha dimenticato di acquistare.
Conosco bene quali obiezioni mi si possono muovere, una indiscutibile: le strade sono pericolose e un bambino in bicicletta è in costante pericolo. Vero.

Ma guardiamoci intorno, fuori dal nostro Paese, ad esempio. In Olanda oltre il 60 per cento dei bambini va a scuola in bicicletta; percentuali elevate vantano anche Scandinavia, Germania, Francia e Austria: perché?
La risposta è semplice: sono stati progettati percorsi ciclabili che permettono ad insegnanti e alunni di raggiungere le scuole su due ruote. Le corsie ciclabili non costano quasi nulla, necessitano solamente della capacità di progettarle e tracciarle da parte di amministratori e tecnici preposti.
Pensiamo a Palazzolo. Nessuna pista ciclabile raggiunge le scuole, la piscina, la biblioteca, il campo sportivo o gli oratori.
Qua e là compaiono poche decine di metri di asfalto riservato alle biciclette, talvolta addirittura molto pericolose. E’ il caso di via Prato (vedi foto), dove la ciclabile è strettissima ed è interrotta da numerosi passaggi per le automobili e da un imbarazzante divieto d’accesso finale, quasi ad invitare il ciclista ad abbandonare la sua due ruote; inoltre la corsia non porta da nessuna parte, nemmeno alla scuola elementare lì vicino. Nasce dal nulla e nel nulla finisce! Tanto varrebbe cancellarla…

Neppure nei quartieri in espansione dove si è molto edificato e dove sono nate nuove vie si è pensato di prevedere piste ciclabili. Basti osservare la zona dell’ex-cinema Life o di Mura alta: solo ampie carreggiate per automobili. Un assurdo.
Un’ultima considerazione: molti dei nostri bambini a km zero a 14 anni riceveranno il motorino senza mai aver sperimentato prima in maniera continuativa la libertà e la responsabilità di spostarsi autonomamente. Un rischio che forse sarebbe meglio prevenire. O no?