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Lo storico Franco Chiappa a vent’anni dalla scomparsa

di F. Ghidotti

Dott. Franco Chiappa

Figlio del maestro Pietro Chiappa, nato a Palazzolo il 26 aprile 1923, ci ha lasciato improvvisamente il 9 novembre 1991. Per ricordarlo scrivo ciò che ebbe a raccontare nella conferenza del dicembre 1989 presentando i contenuti della sua “Raccolta”.
“Mi rendo conto che si tratta di un lavoro impegnativo, forse troppo per le mie modestissime possibilità, ma con l’aiuto di Dio e di qualche volenterosa e preparata persona, spero di poter portare avanti il più possibile quella che sarà la base futura per una seria indagine storica sulla nostra città.
Mi ricordo che, ragazzo di ginnasio, ero fin d’allora affascinato dalla storia di Brescia e di Bergamo del 1100, dalle vicende delle guerre fra Bresciani e Bergamaschi. Per seguire il filo di queste sull’Odorici, io finivo alla Queriniana e stavo là ore intere a leggermi queste storie, che poi trascrivevo su quadernetti che conservo ancora. Da allora questo bisogno di ricercare le storie mi è rimasto sempre attaccato.

Caso volle che sui miei solai ci fossero dei cassoni pieni di robe vecchie, appartenute allo zio della mia nonna materna, don Ambrosi, parroco di Palazzolo.. Ho trovato lì un opuscoletto di carte manoscritte che io non sapevo leggere allora, era del Seicento, con notizie sulla visita pastorale del vescovo Zorzi alla parrocchia di Palazzolo del 1599.
Di fronte a questo quadernetto mi sono messo a leggerlo, e mi sembrava difficilissimo. Allora sono andato dall’ arciprete don Piccinelli a chiedergli se mi aiutava, trattandosi di cose di chiesa. Ma lui mi ha buttato a terra dicendomi: “Cosa ne fai di queste cose vecchie come il cucco, buttale via, non servono a niente”.
Per fortuna non gli ho dato retta, anzi mi sono intestardito di più, piano piano ho trascritto il tutto. Più tardi l’ho pubblicato in un volumetto quale prima mia ricerca.
Bisognava però che inquadrassi il contenuto delle carte nella storia economica,sociale e religiosa del tempo ed ho dovuto ricominciare a studiare la storia locale per poter compilare questo studio. Ho dovuto far passare libri e documenti. Da un’annotazione di mons. Paolo Guerrini, vengo a sapere che a Bergamo, presso la Biblioteca Civica, esiste un manoscritto medioevale che riguarda Palazzolo, che nessuno ha mai letto. Io vado a vedere di cosa si tratta. Parlo col direttore don Chiodi, che mi guarda quasi con commiserazione. Quando ho aperto il manoscritto sono rimasto male, perché non riuscivo a leggerne una sola parola. Era un brandello delle delibere comunali dal 1456 al 1473. Ero di fronde a una cosa così bella, ma scritta in corsivo gotico contratto, scrittura usata dai notai di allora. La parola non era mai scritta intera, ma abbreviata, una specie di stenografia. Bisognava studiare migliaia di abbreviazioni per venirne a capo.

Mi sono messo d’impegno ed ho imparato a leggerlo e l’ho trascritto tutto. Si tratta soltanto di trent’anni di delibere comunali. E questo registro in origine aveva 330 pagine e poi ne esisteva un secondo di 1500, andato perduto.
Da questa parziale raccolta è uscita la storia della colonia ebraica, della scuola di grammatica. Tutto quello che sappiamo sul quattrocento palazzolese viene fuori da lì.
Dopo aver imparato a leggere questa scrittura, mi sono buttato su altri fondi: prima la raccolta Maza-Brescianini. In quelle cartelle ci sono documenti scritti in gotico con molte altre notizie sul secolo XV. Per cui mi sono innamorato del ‘400: io conoscevo i circa 1500 abitanti di allora meglio di quanto non conosca quelli di oggi. Ed ho pubblicato i “Regesti” di queste pergamene.
Un altro argomento che mi ha attratto è stato quello relativo alla storia postale, che è un po’ negletta, riservata a qualcuno che si interessa dal punto di vista filatelico e basta. Ma la storia postale è un’altra cosa: riguarda gli ordinamenti postali, i percorsi, i mezzi utilizzati dai corrieri, l’ ubicazione delle poste, perciò altra messe di indicazioni di carattere storico, senza dimenticare poi il contenuto delle missive scambiate in quei secoli.
Così ho raccolto moltissimi documenti di storia postale delle due provincie di Brescia e Bergamo dalla metà del ‘500 ad oggi. E ho scritto una storia della posta a Palazzolo.”
Dalla lettura della sua Bibliografia si possono cogliere i vari argomenti intorno ai quali Egli si è interessato e le collaborazioni prestate nel corso degli anni ai vari periodici.
La sua presenza di uomo, di amico e di studioso rimane, anche a distanza di vent’anni, incancellabile. La sua perdita ha privato la nostra Comunità di un grande esperto di cose locali. Il suo contributo alla conoscenza della storia e della vita della nostra terra, così vasto e profondo, è monumento perenne.

di Francesco Ghidotti