Il caso della chiesa evangelica continua a far discutere, botta e risposta tra gli sfrattati e l’amministrazione comunale

di G. Chiari

«Da ben sette anni quel capannone era la nostra chiesa. Il Comune non può dire che non lo sapeva. Lo sapeva, eccome».
L´associazione «Christ Peace and Love» ha nuovamente contestato l´ordinanza comunale di ripristino della destinazione artigianale del capannone di via Golgi, dove la comunità cristiana evangelica prega e celebra i sacramenti dal 2004, ribadendo di averne dato a suo tempo comunicazione all´ufficio tecnico comunale.
Le dichiarazioni del vescovo monsignor Emanuel Obeng, responsabile della comunità protestante evangelica, hanno provocato la reazione di Stefano Raccagni, Lega nord, assessore all´urbanistica dal giugno 2009, che ha negato ci fosse l´assenso del Comune.

«Smentisco nella maniera più assoluta – ha dichiarato Raccagni – che da parte dell´Ufficio tecnico comunale sia mai stato dato assenso verbale o scritto, relativamente alla possibilità di utilizzare il fabbricato sito in via Golgi, per usi diversi da quello previsto dal vigente Piano regolatore, tantomeno quale luogo di culto».
Immediata la contro-replica della comunità evangelica che sta preparando una manifestazione in difesa della libertà di culto: «In merito alle dichiarazioni dell´assessore – ha scritto il reverendo Obeng – teniamo a precisare che nel 2004 ci siamo recati all´ufficio tecnico del Comune di Palazzolo, comunicando la nostra nuova sede. Il responsabile dell´ufficio tecnico ci confermò verbalmente che non c´era problema. Il Comune era perfettamente a conoscenza del fatto che il capannone fosse per noi un luogo di culto.

Il comandante Mandelli – riferisce ancora Emanuel Obeng – in passato ci aveva chiesto se potevamo cantare per un evento organizzato dal Comune, occasione poi sfumata, anche se noi eravamo disponibili anche gratuitamente».
E non è finita: «Nel 2009 sono stato contattato dai Vigili che volevano entrare nel capannone. Ci siamo dati appuntamento e li ho accompagnati personalmente all´interno: hanno scattato delle fotografie, mi hanno chiesto cosa facevamo e io ho risposto che era la nostra Chiesa. Un consenso scritto da questa amministrazione non l´abbiamo mai avuto, ma un tacito consenso sì. Diversamente non avremmo potuto continuare indisturbati per sette anni».

(fonte: bresciaoggi)