Gli evangelici sotto sfratto: "Dal Comune solo pretesti"

di G. Chiari

Hanno percorso le vie di Palazzolo da piazzale Kennedy, nel quartiere Sacro Cuore, a piazza Corte Mura, dando vita a un corteo davvero speciale, cantando gospel e spiritual ed esponendo cartelli che inneggiavano a Cristo e alla pace. Non si è trattato però di una manifestazione religiosa, ma di una protesta che ieri ha visto protagonisti oltre cento evangelici dell´associazione «Christ peace and love – Evangelic ministries international»; una realtà che dal 2004 si riunisce per pregare ogni fine settimana e ogni mercoledì nel capannone di via Golgi.

L´uscita pubblica, guidata dal vescovo monsignor Emanuel Obeng e aperta dal cartello «Portate il signore in tutte le nazioni», è stata provocata dall´ordinanza del sindaco Alessandro Sala, su istanza dell´assessore all´Urbanistica Stefano Raccagni, che, lo ricordiamo, ha imposto alla proprietà dell´edificio diventato un luogo di culto di ripristinare entro il 12 dicembre l´attività artigianale per la quale era stato costruito, espellendo inevitabilmente la chiesa evangelica (a pochi metri dalla Sala del Regno dei Testimoni di Geova) pena la confisca.
L´ordinanza, contestata da monsignor Obeng, il quale come molti evangelici della comunità è cittadino italiano, è stata confermata venerdì sera dal sindaco nel corso delle comunicazioni al consiglio comunale.
Dopo la marcia, lo stesso Obeng ha guidato le preghiere, dedicate anche a Palazzolo e agli amministratori locali, proprio nel contenitore di via Golgi. E al termine della celebrazione ha riepilogato la vicenda: «In questo capannone siamo arrivati accogliendo l´invito dell´amministrazione comunale di lasciare la sala che la stessa amministrazione ci aveva offerto all´interno del centro commerciale di via Europa. Quando abbiamo comunicato che avevamo trovato lo spazio adatto, l´Ufficio tecnico ha dato il proprio via libera, e a quel punto abbiamo sottoscritto un contratto per sei anni rinnovandolo poi per altri sei. Il Comune sapeva perfettamente che era usato per riti, matrimoni e cresime, preghiere e canti della nostra comunità dal momento che pagavamo tasse e servizi come tutti. E ci ha chiesto anche l´organizzazione di un concerto che poi non si fece nonostante la nostra disponibilità gratuita».
E adesso? «Dire solo ora che l´edificio era artigianale ci sembra un pretesto per violare la libertà religiosa garantita dalla Costituzione. Non vogliamo polemizzare ma difendere un diritto anche se stiamo cercando una nuova sistemazione: Fino a quando non l´avremo trovata resteremo qui; proprio perchè abbiamo pagato regolarmente affitto e tasse comunali». Intanto, la chiesa evangelica replicherà la propria manifestazione domenica 11 dicembre.

(fonte: bresciaoggi)