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19 giugno 2018

Palazzolo nella storia: 200 anni fa la benedizione del nuovo camposanto


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Continua il viaggio nella storia di Palazzolo sull’Oglio.
In alto 4 foto in bianco e nero del camposanto, direttamente dall’archivio di Francesco Ghidotti che in un articolo del 1963, che di seguito riproponiamo, spiegava le lontane origini del camposanto di Palazzolo.

Quanti di noi, sostando davanti all’ingresso principale del cimitero demolito in questi giorni, per fare posto alla costruzione di uno più ampio (in attesa di completare poi nello stesso stile tutta la facciata) si sono chiesti da quanto tempo i nostri cari defunti riposano in quel sacro recinto. Abbiamo trovato la risposta a questo interrogativo in alculi documenti dei primi dell’800 nell’Archivio Comunale.

Studiando i “ Sepolcri” del Foscolo, molti ricorderanno che fu l’editto napoleonico di Saint-Cloud del 12 giugno 1804, esteso all’Italia il 5 settembre l805, a imporre che i morti fossero sepolti nei « cimiteri » fuori dall’abitato e che non ci fosse distinzione fra morti oscuri e morti illustri.

Prima di quell’ordine, i defunti, secondo l’usanza dei primi cristiani, erano sepolti nelle chiese o nelle loro vicinanze. I nostri antenati trovarono riposo per secoli nelle tombe scavate nei pavimenti della Vecchia Parrocchiale, nell’Oratorio di S. Francesco, detto anche della « Disciplina » (attuale Teatro Sociale) o nel cortiletto adiacente alla pieve.

Nella quadra di Mura, oltre alle sepolture esistenti nella chiesa di S. Giovanni, i morti erano inumati nel “cimitero” esistente nell’odierno giardino della Rettoria proprio sotto la parete della Chiesa che chiude la cappella detta di “S. Maria del Suffragio dei Morti” sul cui lato ovest si possono ancora vedere pitture con i simboli della morte

Nelle varie epidemie, non tutti i morti potevano trovare posto in questi luoghi, onde si ricorreva a sepolture ricavate accanto ad altre chiesuole della periferia o a cappelle come quelle dei “ morti del russ “, di S. Rocco, o della SS. Trinità.

I documenti, ai quali abbiamo prima accennato, ci permettono di ricostruire i fatti che portarono alla costruzione del nostro cimitero.

Palazzolo faceva parte nel 1807 del Regno d’Italia, dipartimento del Mella, distretto II° di Chiari e il Municipio riceveva il 10 maggio una prima richiesta di deliberazione sul cimitero.

La Municipalità il 4 luglio convocava il Consiglio Comunale sotto la presidenza del sig. Vincenzo Torre, conciliatore, Vice Podestà, incaricato dalla Vice Prefettura, per le ore 4 pomeridiane per deliberare, in relazione al R. Decreto 5 sett. 1806 col quale veniva disposto che in ogni comune fosse costruito un camposanto fuori dall’abitato, distante almeno un terzo di miglio, non a mezzogiorno, nè a settentrione dell’abitato, con muro di cinta ecc.

Ai presenti fu prospettato l’uso di terreni a Mura,a San Rocco o alle Calcine.

Era dato quindi incarico all’arch. Carlo Antonio Manna di preparare la perizia relativa.

Il 3 agosto il Cancelliere Censuario del l° Cantone, informava il Comune che S.A.S. il Principe Vice Re, in vista della spesa che i Comuni avrebbero dovuto incontrare per la costruzione dei cimiteri, si era degnato di accordare la facoltà di impegnare in tale spesa il prodotto delle cartelle di restrizione, che potevano essere rilasciate dal monte Napoleone e che erano di proprietà dei Comuni.

Il 9 agosto il progetto non era ancora stato spedito alla superiore autorità che lo reclamava con lettera. In una riunione consigliare del 12 ottobre successivo il Consiglio chiedeva all’Amministrazione più progetti anziché uno solo come era stato presentato e che riguardava un terreno a mattina della chiesa di S. Rocco di proprietà del sig. Giuseppe Duranti. Poiché nel verbale non erano precisate le ragioni di tale scelta il V. Prefetto le voleva conoscere, pare essendosi sollevate delle opposizioni da parte del proprietario del fondo.

Finalmente il 6 novembre si arrivava all’atto definitivo, col quale si sanzionava la costruzione del camposanto.

Ecco un estratto della delibera relativa. Presiedeva l’assemblea Vincenzo Torre, delegato dal V. Prefetto, erano presenti 15 consiglieri – Giovanni Battista Foresti in qualità di Savio e f. f. di Podestà, Persevalli – Urgnani – Galignani, savii.

Inteso dal sig. f. f. di Podestà il parere che i sigg. Consiglieri radunati il giorno 12 ottobre, desideravano fossero presentati vari progetti e località ove erigersi il superiormente comandato camposanto, venivano proposte e messe in votazione tre località: cioé:

l – si metteva alla ballottazione il primo locale cioè il campo di proprietà del sig. Giuseppe Duranti in quadra di Riva, col relativo disegno e fabbisogno rilevato dall’arch. Manna in L. 4290,72 che era rigettato con voti 14 contro uno.

2 – si metteva quindi in ballottazione il campo di proprietà del 1° canonicato sito in quadra di Piazza a mattina del paese in contrada Vanzeghetto col relativo disegno e fabbisogno di L. 4.030 che era rigettato con voti 11 contro 4;infine il campo della rettoria di S. Giovanni Evangelista a sera del paese in contrada di S. Pietro con disegno e fabbisogno di Lire 4.290.72 che veniva approvato con 14 favorevoli e uno contrario.

Scelta la località definitiva venivano indette due aste, l’ultima delle quali il 10 agosto 1808; dopo di che si presume avrebbero dovuto iniziare i lavori di costruzione che dovettero protrarsi per tutto il 1809-1810 se solamente il 28 febbraio 1811 il vescovo di Brescia mons. G.M.Nava poteva venire a Palazzolo e benedire solennemente il camposanto. Sappiamo da una nota del Maza-Brescianini che il primo ad essere sepolto fu un certo Ziliani G. Battista.

Nel 1867 poi vennero esumati i corpi dalle tombe delle chiese e dal vecchio camposanto e portati solennemente, a mezzo di dodici carri parati a lutto, nel nuovo cimitero.

Mancava una qualsiasi chiesuola, che venne poi edificata a seguito di un primo allargamento, alla fine del secolo scorso, quando fu costruito

l’ingresso, che ora è stato demolito. Altri allargamenti furono effettuati in questo nostro secolo e quella terra benedetta attende tutti per il riposo eterno in attesa della Resurrezione.

(pubblicato su La Voce di Palazzolo il 5 ottobre 1963)
a cura di Francesco Ghidotti

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