Rischio idrogeologico, Palazzolo promossa

Promossi e bocciati. Dall´8 in pagella che si è meritato Palazzolo, al 2,5 del fanalino di coda Muscoline. Come accade ogni anno, ormai da nove anni, Legambiente, in collaborazione con la Protezione Civile, ha fatto le pulci ai Comuni bresciani su quanto fatto in termini di prevenzione dei rischi idrogeologici: esondazioni, frane, alluvioni e smottamenti.

La fotografia scattata alle nostre amministrazioni, e a quelle di tutto il territorio nazionale (sono stati più di 5900 i questionari distribuiti), è contenuta nel rapporto «Ecosistema rischio 2011», i cui risultati sono stati presentati nei giorni scorsi. In coda l´immancabile classifica, che ha messo in fila Comuni virtuosi e meno virtuosi, prendendo in considerazione la presenza di aree ad alto o a basso rischio, la gestione del territorio, la presenza di sistemi di allertamento e le attività di informazione e di pianificazione delle emergenze. Insomma, un´indagine ad ampio raggio, che non può certo pretendere di avere valenza scientifica (troppe le variabili da tenere in considerazione e troppe le microrealtà non inquadrabili in schemi e tabelle), ma che può senza dubbio aiutare a inquadrare il problema e a tastare il polso al territorio.

A maggior ragione in questo ultimo scorcio di 2011, che va in archivio facendo i conti con l´eco assordante delle tragedie in Lunigiana, a Genova e a Barcellona Pozzo di Gotto.
«LA CLASSIFICA non può essere presa alla lettera – conferma il direttore della Protezione Civile di Brescia Giovanmaria Tognazzi -. La situazione è molto complessa e tra un Comune e l´altro ci possono essere distanze enormi». Chiaro, le problematiche di un territorio montano e lacustre come quello di Tremosine, tanto per citare un esempio, non possono essere paragonate a quelle di Pavone Mella, che pure ha ricevuto lo stesso voto.

«Questo è evidente – prosegue Tognazzi -. In certe Comuni il rischio è marginale, o legato a eventi atmosferici eccezionali, in altri bisogna invece fare i conti con la presenza di zone classificate a rischio dal Pai». Il Piano per l´Assetto Idrogeologico, che stabilisce su una scala da 1 a 4 il rischio per ogni Comune. E in «classe 4» a Brescia ci sono Comuni montani come Cevo, Corteno, Piancamuno e Berzo Demo, ma anche Brescia, Capriano, Azzano Mella e Roncadelle. «Nelle zone montuose e rivierasche i rischi aumentano – spiega Tognazzi -. Ma questo non vuol dire che non ci siano altre zone sensibili». Come dimostrano i recenti casi di allagamenti a Brandico, Maclodio oppure a Calvisano.

Ma al di là di tabelle e dati, al dei là dei numeri che parlano di 6633 Comuni a rischio in Italia (l´82% del totale) e di 5 milioni di persone che giornalmente si trovano in zone esposte al pericolo di frane o alluvioni, la differenza la fanno la prevenzione e la pianificazione. «E su quelle noi puntiamo – rimarca il dirigente bresciano -. L´aspetto sul quale insistere è soprattutto la manutenzione ordinaria del territorio, per prevenire e pianificare. Se non tengo pulito il reticolo idrico, se non rimuovo rifiuti e piante cadute, se non mi prendo cura degli argini, è chiaro che il rischio aumenta».

C´è poi da fare i conti con la cementificazione, un problema drammatico e di stretta attualità in una provincia come quella bresciana ad altissimo consumo di suolo. «La cementificazione ha un peso rilevante – conferma Tognazzi -. L´effetto è duplice: diminuiscono i tempi di deflusso delle acque e aumentano le superfici esposte al rischio». E qui tornano in gioco i Comuni, che hanno a disposizione uno strumento efficace e duttile come il Pgt, il quale contiene per legge una parte dedicata alla valutazione dei rischi idrogeologici e sismici del territorio.

Poi ci sarebbe anche il piano di protezione civile, che però non tutti i 206 Comuni bresciano hanno adottato. «Diciamo che un terzo lo devono ancora adottare – svela Tognazzi -. Ma i dati definitivi non li abbiamo a disposizione. Ci stiamo lavorando proprio in questi giorni, con la Prefettura e con la Regione. Comunque è fondamentale che tutti i Comuni si dotino di questo strumento».
Anche perché dal 2012 la Regione non finanzierà più interventi straordinari nei Comuni senza piano. Meglio muoversi per tempo per evitare di trovarsi con l´acqua alla gola, e non solo in senso figurato. «Il 2011 è stato un anno abbastanza tranquillo – conclude il direttore della Protezione Civile -, ma non bisogna abbassare la guardia. I rischi non possono essere azzerati, ma si può lavorare per ridurli al minimo.

(fonte: bresciaoggi.it)