Vicenda “cava-discarica” di Telgate: QuiPalazzolo intervista Diego Chiari, vice segretario del PD di Palazzolo

QuiPalazzolo intervista Diego Chiari, vice segretario del Pd di Palazzolo sull’Oglio, per fare il punto sulla vicenda “cava-discarica di Telgate”
a cura di M. G.

Il Partito Democratico di Palazzolo ha organizzato, pochi giorni fa, un incontro sulle “nuove ragioni del No alla Cava-Discarica.” Ci dica come è stata la partecipazione della cittadinanza?

Il fatto che la sala civica fosse gremita ha confermato il notevole interesse dei cittadini per il tema della cava-discarica e, più in generale, per i problemi che toccano concretamente la qualità della vita. A distanza di un anno il numero dei partecipanti è quasi raddoppiato anche grazie alla capillare campagna di informazione condotta con impegno da tutti coloro che si oppongono a questa grave minaccia ambientale.

Quali sono le nuove ragioni del No?

L’analisi che durante l’incontro l’Ing. Fabio Turani del Pd di Telgate ha esposto in riferimento all’integrazione dello studio di impatto ambientale presentato dall’impresa proponete, ha fatto emergere in maniera chiara le criticità del progetto di discarica: se è vero che alcune tipologie di rifiuti sono state tolte dalla lista di quelli conferibili, è altrettanto vero che sono tuttora ricompresi quelli che destano più preoccupazione come i rifiuti da incenerimento o le ceneri pesanti. Nel nuovo documento di Azienda Verde si prevede inoltre la creazione di un grande vasca (800 metri cubi) per la filtrazione delle acque di percolazione con un ulteriore impatto negativo sul paesaggio.

La viabilità di servizio all’insediamento rimane inadeguata a consentire il passaggio di 200 camion al giorno ed è innegabile che i livelli di inquinamento atmosferico ed acustico subiranno un peggioramento rilevante. Preoccupano poi le ricadute dell’opera sui connotati paesaggistici e naturalistici dell’area, che per un incomprensibile scelta dell’amministrazione telgatese non verrà tutelata attraverso l’istituzione dei un parco locale di interesse sovra-comunale (PLIS). Senza contare tutto quello che già è stato ribadito in riferimento ai rischi idrogeologici connessi ad un intervento che non pontrà non interessare la falda acquifera e il torrente Rillo.

Infine una riflessione deve essere fatta in ragione dell’inquietante quadro che sta emergendo dalla recente indagine giudiziaria che ha interessato gli impianti di smaltimento della cava Biancinella e di Cappella Cantone: le notevoli perplessità che già gravano sul progetto di discarica di rifiuti inerti sono ora ulteriormente alimentate dall’evidenza che l’attuale sistema dei controlli e delle autorizzazioni regionali per questo tipo di opere non funziona e non assicura ai cittadini le indispensabili garanzie in termini di trasparenza e legalità. Infatti è poco rassicurante pensare che, secondo la normativa vigente (D.M. 27-09-2010), un impianto delle dimensioni di quello Telgate, nel quale verrebbero collocati ogni giorno da 500 a 1800 metri cubi di rifiuti inerti, possa essere sottoposto a controlli anche solo una volta all’anno.

Negli ultimi consigli comunali ci sono state tensioni tra il gruppo del PD e il sindaco Sala su questo argomento. Ci spieghi il motivo di queste tensioni?

A posteriori si è capito che l’atteggiamento aggressivo del Sindaco era motivato più dalla crisi della sua maggioranza, che già mostrava segni di sgretolamento, piuttosto che da vere ragioni di merito. Questa superficialità purtroppo ha caratterizzato tutta la gestione del problema da parte dell’Amministrazione: ad una contrarietà di principio, di cui bisogna dare atto al sindaco Sala, non è mai seguito un serio approfondimento della questione sotto il profilo tecnico, con l’aggravante poi che in alcuni episodi si è preferito agire inopportunamente fuori delle sedi istituzionali (vedi l’incontro dell’Assessore Raccagni con il cavatore).

Secondo lei, quali errori sono stati fatti dall’amministrazione Sala in questi anni?
Sicuramente l’amministrazione poteva essere più reattiva, inoltre una volta superata l’inerzia iniziale, si è a nostro avviso commesso un altro errore. Come hanno concretamente dimostrato i due relatori dell’incontro, per opporsi in maniera efficace e competente ad una tale iniziativa, bisogna studiare e conoscere a fondo le caratteristiche del progetto, in modo da confutare sotto il profilo tecnico le argomentazioni dell’azienda proponente. Esprimere una contrarietà di massima non è sufficiente a bloccare il procedimento autorizzativo della cava/discarica, le ragioni del no devono essere sostenute dati alla mano, magari con uno studio di impatto ambientale che contesti dettagliatamente le gravi criticità di quest’opera.

L’amministrazione Sala ha mancato soprattutto in questo aspetto, facciamo un esempio concreto: un conto è presentarsi alla conferenza dei servizi con osservazioni puntuali e magari delle proprie rilevazioni sulla falda acquifera sottostante la cava, un altro conto è paventare un generico rischio dell’inquinamento dei pozzi.

Come avrebbe agito, invece, il Partito Democratico?

Cercando di collaborare in maniera costruttiva con le altre amministrazioni contrarie al progetto, informando i cittadini in maniera puntuale dei rischi ambientali connessi alla cava/discarica, ma soprattutto affidando a tecnici con specifiche competenze uno studio ambientale approfondito che sulla base di nuovi accertamenti controbattesse punto su punto il progetto presentato da Azienda Verde S.r.l. A questo proposito il nostro gruppo consiliare ha recentemente presentato un interrogazione per chiedere alla giunta di commissionare ad alcuni professionisti (geologi, agronomi ed esperti in trattamento dei rifiuti) la realizzazione di un nuovo documento per stigmatizzare le forti criticità riguardo all’impatto ambientale del progetto cava-discarica.

E quali sono ora i prossimi passi da fare con urgenza?

Sarebbe un errore gravissimo lasciare cadere l’attenzione sul problema dando per scontata l’improcedibilità della valutazione di impatto ambientale della discarica solo sulla base dell’annullamento da parte del Tar del Piano Cave della provincia di Bergamo, basta consultare il sito di Regione Lombardia per verificare che il procedimento risulta tuttora in corso. Sul piano politico l’amministrazione, forte della mozione approvata all’unanimità in consiglio comunale, deve continuare a spendersi con convinzione in tutte le sedi istituzionali per la sospensione del progetto, in attesa che le indagini penali in corso sul sistema delle cave/discariche lombarde facciano chiarezza sulle responsabilità dei soggetti coinvolti direttamente o indirettamente in quest’opera e che Regione Lombardia nel frattempo definisca nuovi e più restrittivi criteri per il rilascio delle autorizzazioni e che riformi il sistema dei controlli imponendo verifiche più stringenti sulle attività di escavazione e di smaltimento rifiuti.
Inoltre sarà indispensabile partecipare in maniera più attiva alle prossime riunioni della conferenza dei servizi facendo valere le proprie ragioni nel merito e, come più volte ribadito, supportandole con nuove indagini tecniche e risultanze inoppugnabili.

Quante possibilità ci sono che si riesca a fermare questo progetto, soprattutto per quanto riguarda la Discarica? E quanto il ruolo di Palazzolo potrà incidere su queste possibilità?
Difficile dirlo, ma è incontestabile che le possibilità di fermare il progetto dipendono anche dalla capacità di Palazzolo di guidare l’opposizione a quest’opera coagulando tutte le realtà territoriali e le energie della società civile che condividono l’obiettivo di sventare questa minaccia ambientale