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19 giugno 2018

«Firmatari della petizione schedati»: è bufera sull´ordinanza di Palazzolo.


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Per il Comune è una misura di sicurezza, per parte dei cittadini una sorta di schedatura. Ma ora sul «punto identificativo» all´ingresso del municipio di Palazzolo si staglia anche l´ombra della presunta violazione della legge sulla privacy. A lanciare il sospetto l´interrogazione presentata da Angelo Cima dell´Udc.

Nel mirino c´è l´ordinanza che da alcuni mesi impone a chi varca l´ingresso della dimora comunale di depositare un documento di identità. A dicembre Cima aveva consegnato al vicesindaco una petizione sottoscritta da cinquanta residenti per chiedere la revoca dell´ordinanza. «Non mi è mai riuscito di capire il senso della misura – osserva l´esponente dell´Udc -, ma le mie perplessità sono aumentate alla luce di alcuni episodi grotteschi.

Un elettore che è entrato in Comune per autentificare un atto ha dovuto tornare in portineria per recuperare la carta di identità che aveva depositato all´ingresso. Un altro si è visto rifiutare un documento di indentità perchè non entrava nella cassetta della portineria». Sulla questione si era già espressa il vicesindaco Romana Turra rispondendo a una prima interrogazione scritta. «Il vicesindaco – osserva Cima – ha affermato che l´ordinanza proteggerebbe la sicurezza di cittadini, attrezzature e dati sensibili. Ma mi domando da chi o cosa venga la minaccia». Ma c´è di più. «Romana Turra ha anche scritto che da una attenta verifica da parte degli addetti del centralino, nessuno dei firmatari della petizione è andato in municipio dall´entrata in vigore dell´ordinanza. Questo mi fa ritenere che i cittadini che varcano la soglia del Comune vengano in qualche modo schedati. Una procedura discutibile dal punto di vista della normativa sulla privacy».

Tanto più se, come sembra, all´atto della consegna dei documenti alle persone non è stato richiesto di firmare una liberatoria sul trattamento dei dati personali. Attraverso l´interrogazione, sarà possibile appurare chi ha chiesto al vicesindaco di effettuare tramite i messi una attenta verifica sui nominativi firmatari della richiesta di revoca dell´ordinanza. «Considerato che nessun dato frutto di verifiche può essere comunicato o diffuso a terzi, a mio parere si è stata violata la legge sulla privacy», conclude Cima.

di G. Chiari – BresciaOggi.it

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