PALAZZOLO NELLA STORIA: cronache del primo Ottocento

di Francesco Ghidotti

Il dottor Giovanni Pezzoni, mettendo insieme quanto aveva potuto attingere da precedenti scritti e documenti, scrive tre “tomi” dell’Istoria dei fatti accaduti nel paese di Palazzolo, fino l’anno 1811.

Dal 1812 in avanti, precisa, “mi studierò di scriverli tali e quali andran di mano in mano accadendo, al nudo li esporrò, limitandomi alla pura verità; lungi da me sarà ogni spirito di partito”. Aggiunge che “ siccome anch’io veggo e scrivo i fatti, penso e ragiono, così non parmi fuor di proposito, se in qualche luogo di questi Annali, io unitamente all’altrui, dica la mia opinione; poiché alla fine, in cose che non appartengono alla religione, né allo stato, è lecito ad ognuno di opinare a suo talento, ed anche esporre i propri sentimenti.”

Il secondo “tomo” dell’Istoria termina colle memorie relative all’anno 1801, il terzo per gli anni 1802-1811, a tutt’oggi è sconosciuto.

Poiché i suoi Annali li scrive nel 1815, ha ritenuto necessario, per maggior chiarezza, aggiungere alcune pagine, chiamate “digressioni”, sugli eventi accaduti negli anni 1801-1814, “anno in cui ebbe fine il regno di Napoleone, e incominciò a regnare la casa d’Austria”.

Alcune “digressioni” del Pezzoni
1- “Conviene che faccia una digressione, che però interessa la storia della patria. Prima dell’anno 1790 il nostro paese aveva un grande commercio, di modo che eranvi credo tre dogane: tutta la merce che andava da Venezia a Milano e viceversa passava per Palazzolo; è impossibile lo spiegare la quantità della roba che passava; ma dopo l‘anno 1790 in cui fecero lo stradone che da Brescia va a Chiari, il nostro paese fu privato di tutto questo commercio, passando il tutto per Chiari ed ora non vi rimane che quella poca mercanzia che passa per Bergamo”.

2-Varii sono sempre stati i partitanti francesi ed in maggior numero ancora quelli dei tedeschi ed a norma che la nostra patria serviva ora sotto un giogo, ed ora sotto l’altro i partitanti del governo dominante infierivano contro gli altri con persecuzioni, arresti e, quello che è peggio, con odii immorali tra famiglie e famiglie”.

3- “Da quest’epoca in poi non hanno avuto luogo più professioni religiose ed i conventi che hanno resistito sino alla loro generale disfatta andavano scemando tutti i giorni per la morte degli individui, che non venivano rimpiazzati”.

4- “Mi ricordo tutt’ora delle grandi miserie in cui si trovò la nostra patria; ma non furono mai così grandi come al presente sebbene le biade non sieno all’enorme prezzo di quell’anno: è tale la povertà e le calamità che pare incredibile come faccino a sostentarsi tanti e tanti individui.”

5- “Tutto il mondo giubila per il felice ritorno del sommo Pontefice alla Santa Sede, il che avvenne tra il finire di maggio e l’incominciare di giugno 1814; grandi solennità si celebrarono ovunque in esultanza e ringraziamento per sì fausto avvenimento ed anche la patria nostra ai 29 di giugno solennizzò la festa di S.Pietro con straordinaria pompa; vi era musica e panegirico dell’arciprete, al dopo pranzo si fece una solenne processione ove fu portata, su di un magnifico trono, la statua di S. Pietro, alludendo così al trionfo della religione, fu pure portata anche la reliquia dello sesso santo; la processione si fece attorno alla Piazza e si andò sino in fondo allo stradone dell’Ospitale, ove erasi eretto un altare, e quindi si ritornò alla chiesa. Fra giorno vi fu lo sbarro dei mortaretti e la sera una brillantissima illuminazione di tutto il paese e, fra le cose degne di rimarco, in mezzo alla Piazza eravi un quadrato di carta in grande rappresentante il palazzo papale tutto illuminato ed alcuni fuochi artificiali diedero fine alla sacra funzione”.

6-“Quanti Te Deum da quest’epoca sino alla distruzione del governo francese si sono mai cantati, per ogni piccola cosa si cantava il Te Deum e credo che ascenda il numero dei cantati ai 59. Tale era la politica del cessato governo. Come pure tutti i momenti si ordinavano pubbliche preghiere o per la gravidanza o per il parto della Vice Regina, dell’Imperatrice o nei tempi di guerra, e per la conservazione di Napoleone. Dopo tutte le messe cantate conveniva recitare un’orazione e nelle messe private molte volte era ordinato da farsi lo stesso. Si cercava così di darla ad intendere ai popoli, ma la prigionia del Papa, lo scioglimento dei ceti religiosi, lo spoglio delle chiese, i beni dei benefizii divorati, erano argomenti troppo parlanti per conoscere l’intenzione di chi ci governa.”

7- “Per guardia nazionale intendesi un corpo armato da tutti gli uomini del paese dai 18 anni ai 50; questa guardia vegliava al buon ordine del paese e montava la sentinella quando l’esigeva il bisogno, serviva per accompagnar via i detenuti, i disertori, ed anche i coscritti; non aveva paga alcuna; nel 1805 furono mandati all’armata 8 giovani di questa guardia col titolo di volontari; varie volte fu messa in attività, e chi non si portava a servire quando era chiamato, conveniva che mandasse un sostituto, o pagare una quota”.