A 4 ZAMPE: Cristina e Roberto, 4 adozioni del cuore

E’ un pomeriggio come tanti, un pomeriggio di fine febbraio; la stanza in penombra, solo il rumore delle mie dita sui tasti del computer e il respiro di Golia che dorme accanto a me sul divano.
Il suo primo inverno a casa, una nuvoletta bianca che si sente smarrita appena sente che io non sono lì. Sente, perchè Golia non ci vede. E’ un cane di quindici anni che ha passato i suoi primi quattordici in un canile. Ricordo le prime volte che l’ho visto, non era bello e non mi sembrava neanche uno dei più simpatici, mi sembrava vecchissimo e spaesato.

La morte del suo compagno di una vita, dieci mesi fa, l’ha fatto precipitare nella disperazione: aveva perso il suo unico punto di riferimento, Rustico, l’amico che lo faceva sentire protetto. Piangeva giorno e notte, uno strazio per chi entrava al canile. Tutti noi volontari abbiamo capito che sarebbe morto presto in quelle condizioni, si stava lasciando andare.

Durante il mio turno del lunedì ho passato qualche ora con lui, sembrava felice solo a ricevere una carezza, mentre appena mi allontanavo ricominciava a piangere.

Ho pensato che non meritava di morire così, era solo e indifeso. Con tutta la pazienza e la comprensione di cui è capace, Roberto non mi ha detto di no quando gli ho chiesto di adottare quel piccoletto che sembrava un agnello più che un cane. Il 19 aprile Golia viene a casa, la sua casa. La sua prima notte l’ha passata dormendo sulle mie pantofole, nonostante avesse una bella cuccia tutta per lui. Ora, a distanza di quasi un anno, ripenso ad ogni momento che abbiamo passato insieme, e l’unico rimpianto che ho e di non esserci stata per lui negli anni passati.

Dolce vecchietto, paziente e silenzioso, ha riempito le mie giornate di una tenerezza che non potevo aspettarmi. Di solito dico che lo porto con me ovunque perché non vuole stare da solo, ma forse è più giusto dire che sono io a non volere più stare senza di lui. Il pensiero che non staremo insieme una vita mi fa soffrire, ma sarà comunque meglio che non averlo incontrato. Non sarà molto tempo, ma sarà un tempo meraviglioso.

Golia è vispo, in forma e la sua testa è libera da pensieri tristi… Si gode la sua felicità, punto e basta. Un saggio! In un anno abbiamo fatto escursioni in montagna (nel suo zainetto viene ovunque), siamo stati a Venezia, al mare, in campeggio in Trentino, a Friburgo e adesso ci prepariamo ad una vacanza in Provenza, con passaporto e valigia piena di pappa.

I miei conigli lo guardano con curiosità mentre passa perso nel suo mondo, neanche il porcellino d’India ha paura di lui. Per i mei nipoti è “il cane-pecora”, e anche mia madre, che non è mai stata una grande amante degli amici a quattro zampe, lo lascia entrare in cucina e lo guarda con un sorriso quando si accuccia vicino al forno per sentire i profumi. Insomma, il mio Golia è un fantastico cane tascabile, un gioiellino di simpatia e di bontà che ha fatto innamorare tutti quelli che l’hanno conosciuto.
Lo scorso autunno ho deciso di portare a casa anche Timmy, il cane “invisibile”, quello davanti al cui box non si ferma mai nessuno perchè anziano, non particolarmente bello e poco simpatico.

Timmy arriva a metà novembre, dopo una vita passata in canile. Diffidente e un po’ spaventato, sembra non essere interessato a interagire con le persone. Ho creduto che lui e Emma, l’altro mio cane, sarebbero stati bene insieme, e a distanza di quattro mesi posso dire di non essermi sbagliata: è meraviglioso vederli, lei che vuole giocare (non la vedevo così da più di un anno, da quando il suo compagno era morto) e lui che la segue ogni momento per “imparare” come si comporta un cane di casa. In pochi mesi il cane che non amava le persone è diventato un timido coccolone, si avvicina piano piano e mi appoggia la testa sulle gambe.

Io lo abbraccio e restiamo così, fermi, la mia guancia contro la sua mentre lo accarezzo. E mi guarda con quegli occhi che ancora non sanno se crederci o no.

Quando qualcuno si avvicina al cancello abbaia come un matto, fa la guardia! Poi si mette a dormire sotto la pianta di Mimosa, a godersi il sole e la primavera che arriva. E quando arrivo con le pettorine è tutta una festa, è curioso e amico di tutti i cani che abitano nei dintorni, in particolare credo si sia innamorato di una cagnolina bianca che però non lo guarda nemmeno, lui invece si ferma davanti al suo cancello e piange agitando la coda. Timmy caro, goditi questa rivincita senza pensare a quello che è stato e a quello che sarà…

Sedici anni non sono pochi, da circa un mese abbiamo tolto un nodulo che ha un brutto nome, ma non importa, la primavera è alle porte ed è tutta per te. Quando guardo i miei leoni penso che qualcosa di bello, nel mio piccolo, sono riuscita a farlo. E ovviamente so che senza le persone della mia vita, Roberto e i miei genitori, non sarei riuscita a regalare loro questa “pensione” con i fiocchi. Penso con rimpianto a quelli che non ho potuto portare con me, dolce Olmo, Camilla cara, la piccola Sissi e Barone, occhi che non scorderò mai. E penso a Polly e Jack, stupendi e dolcissimi, che domenica partiranno con me per la loro nuova vita. Casa nuova, Timmy e Emma restano con i miei genitori che abitano poco lontano, e io posso aprire le porte a questi due tesori.

Qualcuno pensa che io sia pazza ad adottare i cani anziani, io rispondo che i cani giovani e di razza piacciono a tutti, ma i miei vecchietti hanno una marcia in più. Buona vita ragazzi.

di Cristina Carro