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24 settembre 2018

Orrore a Green Hill Beagle: soppressi perchè invendibili


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Un cucciolo, così come un cane adulto, può anche morire. Capita. Ma cento cani morti, stipati in un congelatore, sono tanti, anche per un allevamento che ne ospita più di duemila. Ci sono le morti fisiologiche, ma cento morti non sono un numero da sottovalutare. E i primi esami sui cento cadaveri trovati nell’allevamento di Green Hill a Montichiari, dopo il sequestro probatorio disposto dalla procura per maltrattamento di animali, confermerebbero i sospetti dei pm Sandro Raimondi e Ambrogio Cassiani che hanno iscritto nel registro degli indagati tre persone. Buona parte dei cuccioli trovati congelati – questo l’esito dei primi accertamenti – è stata soppressa.

Molte soppressioni, avrebbero appurato i veterinari, sono state effettuate per problemi di dermatite, ma nell’allevamento non sono stati trovati, durante l’ispezione della Digos e della Forestale, farmaci per curare questo tipo di problema. È possibile che i farmaci ci fossero e che siano stati utilizzati, ma ulteriori controlli su documentazione avrebbero consentito di verificare che non ci sarebbe stato alcun tentativo di curare i cani che hanno avuto la sfortuna di ammalarsi. Il sospetto di chi indaga è che i cani siano stati eliminati perché non erano più commerciabili, ma rischiavano di diventare solamente un costo per l’allevamento.

Il ritrovamento di cento beagle congelati non è l’unica irregolarità riscontrata dagli investigatori nell’allevamento di beagle destinati alla vivisezione: quattrocento cuccioli erano privi del microchip di identificazione. Per legge un cucciolo deve essere regolarizzato alla nascita. Durante le prime ore del sequestro probatorio i cinque veterinari dell’Asl si sono divisi i capannoni dell’azienda e hanno controllato i cani uno a uno: i cuccioli senza chip sono stati messi in regola. «Erano talmente tanti – si lascia sfuggire un investigatore – che i veterinari hanno usato tutti i microchip presenti nell’allevamento».
Inquirenti al lavoro anche sul sistema informatico dell’azienda, con casa madre negli Stati Uniti. La procura ha nominato un consulente che dovrà appurare cosa è successo al sistema durante l’ispezione: sarebbero stati rilevati alcuni accessi remoti dagli Stati Uniti e c’è il sospetto che ci sia stato un tentativo di modificare o eliminare alcuni files, in sostanza una sorta di inquinamento delle prove. Da stabilire anche il percorso seguito dai cuccioli dopo la vendita per capire se tutte le cessioni sono a scopo di ricerca scientifica o se qualche animale è stato usato anche la ricerca cosmetica.

La procura pensa al trasferimento dei cani -E la Procura, nel frattempo, sta anche valutando la possibilità di portare altrove i 2.300 beagle censiti nell’allevamento, affidati per ora alla custodia del sindaco Elena Zanola, dell’Asl e di Green Hill. Mentre l’azienda annuncia il ricorso al Tribunale del riesame

Wilma Petenzi

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