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16 novembre 2018

Parlano i santi (seconda parte), di Francesco Ghidotti


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“Mi sembrò che dalla via sottostante salisse un brusìo, di una folla che, di fronte alla Torre mutilata, invocasse l’aiuto dei Santi per scuotere le coscienze dei Palazzolesi e invitarli a porre mano a ricostruire la cupola e innalzare una nuova statua di Fedele. Son trascorsi tre anni da che, nel maggio 1896, l’opera era compiuta. La nuova cupola, questa volta era in muratura. San Fedele, alto quasi sette metri, modellato dallo scultore Antonio Ricci, realizzato a Milano, in rame col sistema della galvanoplastica per la prima volta in Italia, era al riparo da altri possibili incendi. Non a evitare che nel 1944 alcuni colpi di mitraglia ne forassero un piede.

A sentir parlare di colpi di mitraglia, Rocco, che volge lo sguardo verso gli edifici del grande stabilimento Marzoli, racconta di operai, che al suono della sirena, collocata al piano delle campane, correvano verso l’imbocco dei sotterranei del castello per riparasi dai bombardamenti aerei.
Lo conferma anche Sebastiano che dal suo piedistallo ha visto cadere le bombe sopra il ponte della ferrovia. Oggi é il due novembre, l’orologio segna le nove. Attendo che la campana batta nove colpi. Il suono arriva e si diffonde sul paese ancora assonnato. Paolo aggiunge, con sgomento, il ricordo del primo settembre 1943 quando per l’ultima volta si udirono le campane della Torre.”Ho visto degli operai che, servendosi di un argano e lunghe corde, racconta, calavano la prima, la seconda e la terza delle cinque campane. Il giorno dopo fu il turno del campanone. Era rimasta solo la quarta, levata nel febbraio 1946.

Fermo parla del felice giorno del maggio 1946 quando furono issate, non più cinque, ma dodici campane che suonarono a festa. I Santi sono presi da grande gioia, e se non fosse perché sono di pietra e ancorati al basamento, si sarebbero messi a ballare. Loro, che non potendo vedere l’orologio, attendono i rintocchi dei sacri bronzi per contare le ore dall’alba al tramonto.Fedele, che gode di uno straordinario panorama del fiume Oglio, ricorda i giorni tristi in cui le campane suonarono a martello per chiamare a soccorso degli abitanti della Piazza, invasa dalle acque del fiume. Più volte è accaduto in questi due secoli, fino al giugno 1997, quando l’acqua raggiunse l’altezza massima.

Pietro, con la solita calma, prende le mosse dall’anno in cui fu collocato sul suo basamento per ricordare che allora i Palazzolesi erano circa 3500 e oggi, hanno superato i 20.000, sei volte di più. Maria Maddalena, vuole illustrare ai colleghi i giorni delle grandi feste dell’anno 1949, per la venuta della Madonna Pellegrina. Di qui si godeva, soprattutto di sera, uno spettacolo straordinario di luce. E poi le processioni del Corpus Domini. Fedele la interrompe per ricordare quelle del 14 maggio, che attraversavano le quadre di Mura, Piazza e Riva e in cui si portavano a spalla le preziose urne colle reliquie del suo corpo.”

(continua)

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