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“Parlano i santi”, terza puntata a cura di Francesco Ghidotti

“Da quattro anni, racconta Rocco, stavamo sulla balconata, quando la terra di Palazzolo fu colpita dal colera morbus. Io me ne intendo di epidemie e ho capito la paura che si era diffusa fra la gente. Dall’aprile al settembre del 1836, furono 140 i morti per il “feral morbo”. Il male ricomparve nel 1849, nel 1855 (con 125 morti) e nel 1867 con altri 141. Così come era arrivato, scomparve. Poi fino alla famosa “spagnola” del secolo XIX° il paese non ebbe altre malattie contagiose. La Maddalena, invita i santi a guardare verso la periferia sud del paese, dove ora svetta il campanile del Santuario e altri edifici e racconta una storia affascinante: “Don Bettinelli, canonico dal 1834, è arciprete da due anni, ha vissuto le varie fasi dell’epidemia. Dopo quella del 1855, raccoglie nella sua casa di Mura, le fanciulle rimaste “orfane”, e assicura loro che avranno una nuova famiglia. Chiama la giovane maestra Caterina Gorini, e a lei affida la conduzione di quello che sarà il “Conventino”.

Don Cremona nel 1883 va in pellegrinaggio a Lourdes e, diventato parroco due anni dopo, mette in atto la sua idea: edificare a Palazzolo un santuario sul modello di quello lourdiano. Acquista un terreno vicino al Conventino, chiama a progettarlo Attilio Palvis di Genova, conosciuto durante il pellegrinaggio. Il 20 ottobre 1888, la nuova chiesa è consacrata. Nella sua opera instancabile, nel 1895 accanto alla chiesa apre un Ricovero per i vecchi operai. Si va consolidando la cittadella della carità. Gli anziani e le fanciulle, avranno acceso direttamente alla nuova chiesa che nel 1902 viene completata con due navate laterali, il coro e la grotta colla statua della Vergine” “Sotto i nostri piedi, interviene Rustico, c’era l’antica chiesa di San Francesco, detta anche la Disciplina. Dopo essere stata adattata a caserma, nel 1869 subì l’ultima trasformazione. Fu ceduta per diventare un Teatro. Prima però fu demolito il campanile, innalzato nel 1712.

Noi udivamo suoni e canti di una musica nuova per le nostre orecchie, abituate alle melodie celesti. In certe ricorrenze, molta animazione intorno a questo luogo e certo non per pregare come un tempo”. “Se non riusciamo, dice Paolo, a guardare in basso, possiamo udire i discorsi di coloro che camminano sulla balconata. Dei marmisti vi avevano collocato le lapidi tolte dal vecchio cimitero, lapidi con stemmi e scritte in latino che i passanti leggevano a voce alta. E vi riconoscevano i loro antenati. Anche il vecchio cimitero, era stato abbandonato per quello nuovo, sorto vicino alla chiesa di San Pietro.”

(continua)