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19 luglio 2018

Le etichette delle camicie


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E siccome (non si comincia MAI una frase con la e, cominciamo bene) il filo logico delle mie pseudorecensioni in un certo senso esiste, ecco che stavolta parlo di etichette delle camicie.
Ovvero, spiego a brevi ma confuse linee il romanzo di Tiziano Sclavi, scrittore e molto altro.
Per capire il nesso è necessario leggere tutto quanto, mi spiace ma paghi pegno.
Sclavi è uno scrittore decisamente interessante per le seguenti ragioni:
a)viene dalla provincia, da quei posti dove non succede mai niente e siccome non si riesce a vivere di vuoto, la testa macina e frulla e ravana pensieri e crea cose bellissime. I migliori scrittori sono, a mio parere, quelli che non avevano niente di meglio da fare.
Ma è un’opinione opinabile.
b)è il padre di Dylan Dog (c’è bisogno di aggiungere altro?)
c)varie ed eventuali
Invito alla lettura de Le etichette delle camicie per le seguenti ragioni:
I)Si legge in fretta, scorre veloce e non annoia
II)Si parla di incontri, di storie d’amore che stanno per nascere, che nascono, che si immagina andranno avanti. Insomma, è un libro ricco di speranza (quando si comincia è sempre un bel pensare, poi magari va male però pace)
III)Quasi interamente costituito da dialoghi, è ricchissimo di battute che, senza dubbio, si possono riciclare per far bella fighiura. Leggetelo se avete intenzione di esibire una brillante serie di frasi a effetto intelligenti, sagaci, divertenti e stupevoli (nel senso che magari volete stupire l’interlocutore-trice perché avete sordidi secondi fini)
IV)Ambientato nel 1996 (credo) è un tuffo nel passato nei riferimenti (Berlusconi nuova stella politica, il cellulare che gli snob -appunto- snobbano, la televisione trash che sta iniziando il suo sfascio culturale, il lavoro che è lavoro e non terrore di essere licenziati, l’attimino come parola orrenda da evitare…archeologia culturale insomma).
Piccola digressione e poi la smetto.
L’attimino esordiva una ventina scarsa di anni fa mentre ora dilaga in qualche modo.
D’accordo, dico io: ma quale?

Ciao.

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