Vai a…
RSS Feed

12 dicembre 2018

Parlano i Santi (quinta puntata e fine)


Facebooktwittergoogle_plusmail

La Maddalena si domanda dove sono finiti i banchi del mercato. Prima si trovavano lungo i portici della Piazza detta appunto “del mercato”. Cresciuti i Palazzolesi e gli abitanti dei paesi confinanti, che arrivano qui il mercoledì per gli acquisti, i banchi si sono spostati all’aperto in piazza e nella “diretta”. Presumo che saranno necessari altri spostamenti in spazi sempre più ampi.

I Santi si passano la parola. Tutti si sono accorti che sulla sponda del fiume, verso Mura, chiamata le Rive del Cividino, sono avvenute profonde trasformazioni. I terrazzi che degradavano vero il fiume Oglio, si vanno riempiendo di fabbricati. Da San Giovanni al ponte ferroviario i terreni sono urbanizzati. Ai primi del Novecento vi si installa un bottonificio, nel 1909 inizia la costruzione del palazzo scolastico per i fanciulli che sempre più numerosi vanno a scuola. Per arrivarci bisogna superare il ponte romano, risalire verso la piazzetta di Mura. Manca un collegamento diretto fra la piazza e la nuova scuola. Si inventa un “ponte” senza i piloni di sostegno: una passerella, che permette di arrivare direttamente alla scuola, seguendo una stretta strada che costeggia il fiume, protetta da semplici palizzate. Una situazione a cui si pone rimedio inventando un “lungo Oglio” che arriva ai piedi delle scuole e si congiunge col ponte romano. Nel 1938 tutto il viale è completato. Vi si trasferirà il mercato, sarà costruita la latteria, più recentemente, demolita parte delle vecchie mura, si ricuperano degli spazi per la Casa del Giovane e del grande teatro. Troverà sede persino la Fiera del Progresso. Al termine del viale un moderno edificio ospiterà la colonia elioterapica per i ragazzi. Col nuovo ponte ora è un’arteria percorsa dalle automobili.

Noi, che da duecento anni osserviamo Palazzolo, possiamo dire che è si così esteso che, anche da qui, non riusciamo ad abbracciarlo completamente. Inoltre dal 1962 si è unita la terra di San Pancrazio e attorno alle nuove parrocchie sono cresciuti altrettanti centri di vita. Si è concretizzato un cambiamento epocale.

Alla fine dei lavori della costruzione della Torre, siamo stati fissati sui nostri piedistalli. Sono passati quasi due secoli. Da allora abbiamo conversato su ciò che è passato davanti ai nostri occhi. Di questo monumento del quale siamo parte e ne orniamo la base, ne abbiamo sentito raccontare la “storia” qualche tempo fa.

Una sera del giugno 2013 nella piazzetta alle nostre spalle, un gruppo di attori palazzolesi ha raccontato la storia della costruzione della Torre del Popolo, iniziata giusto 200 anni fa. E molte persone li hanno applauditi. La nostra curiosità é stata soddisfatta. Noi li abbiamo ascoltati con piacere. In cuor nostro li abbiamo ringraziati. “Quel racconto storico-teatrale non lo dimenticherò, sussurra Rocco. Il finale lo ricordo, dice : “E’ uno di quei giorni ventosi, limpidi. La luce rossa e bassa del tramonto illumina Palazzolo da ovest. In fondo la linea familiare delle montagne, il Bronzone e il Guglielmo. Il fiume è blu intenso, circondato dal verde degli alberi che si vanno facendo più scuri. A sinistra la Rocchetta, baciata dalla luce. Si intravede la cupola della parrocchiale e dietro due ciminiere. A destra dell’inquadratura, slanciata, solida, orgogliosa, rosa più rosa che mai, la Torre. Che sembra vegliare su Palazzolo. Sto lì. Guardo, come ipnotizzato. L’acqua scorre lenta, riflettendo qualche nuvola. E’ un momento d’incanto. Mi si apre il cuore. Allora penso che non c’è non c’è un altro posto che potrei chiamare: casa”. Tutti i Santi applaudono.

Ma, i Palazzolesi si accorgono di noi? Salgono sulla Torre e, quasi, non ci degnano di uno sguardo. Siamo degli illustri sconosciuti. Cari amici, voi che correte veloci sulle vostre automobili, trovate il tempo per parlare con noi. Oltre a ciò che avete letto in queste pagine, abbiamo ancora tante cose da raccontarvi. Fermatevi ed ascoltateci. Saremo qui ancora quando altre generazioni seguiranno la vostra. Noi anticipiamo l’eternità.

Ultime parole
“Davanti ai nostri occhi sono sorte albe meravigliose e calati tramonti da togliere il fiato. Le stagioni si sono alternate per quasi duecento anni. Noi abbiamo gioito e ci siamo commossi come i Palazzolesi, che qui ci hanno posti a loro protezione per i quali oggi, dal cielo, come stelle luminose, continuiamo a indicare loro il cammino. Siamo lì e li aspettiamo tutti per l’eternità, nella quale noi siamo entrati già da secoli”.

I Santi della Torre di Palazzolo nell’anno del Signore 2014.

articolo scritto in data 1 dicembre 2014, giorno del mio 83°compleanno.

Francesco Ghidotti

Altre storie daDiario