Agente X.99: storie e versi dallo spazio

Volevo dedicare una recensione a Gianni Rodari da tantissimo tempo, lo confesso.
Parecchia gente lo ha conosciuto per le filastrocche – le poesiole – le rime – le storielline che la maestra ci ha fatto imparare, talvolta a memoria.
Sembrerebbe, a prima e superficiale vista, uno scrittore per bambini e via andare.
Può anche darsi: spesso si gira il libro e dalle parti del prezzo c’è scritto “a partire dai sette (otto nove dieci o comunque un numero basso) anni”. Ciò significa che se hai quell’età il libro va bene per te altrimenti ciccia? Lascio la domanda sospesa e la appendo a mò di decorazione sull’albero.
(digressione: si considera da bambini un libro scritto bello grande. Più il bambino è piccolo e maggiori sono le dimensioni dei caratteri. Ma sono gli anziani quelli che vedono male e devono leggere le parole grosse, mica i bambini!).

Ma non starò qua a questionare sulle dimensioni del font, anche perché non abbiamo tempo da perdere: deve arrivare l’anno nuovo, dobbiamo finire di incartare i regali e ho i biscotti nel forno che a momenti brucio. Andiamo al sodo.

Dalla sterminata produzione rodariana ho preso un librino avventuroso, ambientato nello spazio, forse perché in questi tempi di astronaute donne italiane che ci mandano spettacolari fotografie del Pianeta un agente speciale come X.99 ci sta benissimo.
Vive in un posto magnifico, il nostro eroe: un radiofaro posto su di un asteroide (da cui prende il nome). Un posto sperduto e solitario, incredibilmente affascinante.
A fargli compagnia c’è Renata, una capra bianca (e non c’è niente di misterioso in tutto questo: gli piace il latte di capra, tutto qua).
La struttura narrativa del libro parte dal fondo: l’agente è diventato anziano e viene intervistato da un giornalista, a cui racconta le sue avventure.
Ogni vicenda costituisce un capitolo (modulo stilistico ricorrente, vedi favole al telefono).

Sono storie bizzarre, movimentate, ironiche e surreali, raccontate con il consueto linguaggio nitidissimo e facile da capire senza essere mai banale.
Rodari fa della semplicità un punto di arrivo.
Mica pizza e fichi.

Queste microstorie (l’edizione che ho io è illustrata da Francesco Altan) vanno gustate con il rispetto che meritano (indipendentemente da quanti inverni si è vissuto)(anzi: perché non ce la facciamo raccontare da qualcuno?)(infine: perché non ricominciamo a leggerci le storie?).
Ma si: già che son qua copio la poesia di pagina 57.

La bottega dei nasi
Su quel pianeta
c’è la bottega dei nasi.
Nasi per tutti gli usi e per tutti i casi.
Un poveretto
col raffreddore
ci trova un bel nasino a rubinetto
che non deve stare a soffiarselo
a tutte l’ore.
C’è il naso a candela
per chi teme che manchi la corrente,
il naso a doccia per bagnare i fiori,
il naso a pipa per i fumatori,
il naso a canocchiale per astronomi,
capitani di marina
e vecchiette curiose
che passano la mattina
alla finestra
a ficcare il naso
nelle finestre altrui.
E c’è il naso a pennello,
modello Raffaello,
per pittori freddolosi
(se non gli bastano le mani e i piedi…).
Nasi moderni, nasi alla moda:
per comprarli la gente fa la coda.

Auguri, ciao.