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20 giugno 2018

PASSAGGI NELLA TERRA DI MEZZO: Tolkien, Lewis e la fuga dalla realtà


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Concludevamo lo scorso appuntamento con una domanda: cosa ha da fare il fantasy con l’accettazione della realtà?

Cerchiamo di trovare una risposta, partendo da un dato: nessun genere letterario come il fantasy è capace di creare proiezioni e suggestioni sulla realtà. Per questo è molto amato, ad esempio, dagli adolescenti e sempre per lo stesso motivo, esso ha una rilevanza sociale che non sfugge agli adulti. Giudicato spesso come “fuga piacevole dalla realtà”, il fantasy (almeno quello classico) è proprio la negazione di questa affermazione. Nel mondo concettuale di Tolkien e di Lewis, l’unica fuga possibile, non è quella di chi è già libero e si rifugia in paradisi immaginari, ma al contrario quella del “prigioniero” che attraverso il fantasy vede la realtà così come essa è, attraverso il processo dell’eucatastrofe (termine tecnico di Tolkien che definisce la consolazione nata dalla gioia non della “lieta fine” romantica del romanzo, ma del fine sensato in cui tutto si ricompone).

Questo si comprenderà meglio, se si pensa che il fantasy nasce in continuità con il romanticismo, un movimento letterario che fu grande collettore di fiabe e miti ed esploratore appassionato del mondo medievale. Quando il fantasy si impone, però, il mondo non è più quello agreste, legato alla campagna, ma piuttosto quello stravolto dall’impetuosa imposizione di una classe sociale che va arricchendosi, la borghesia, attraverso l’industrializzazione e la canalizzazione delle energie sociali verso la tecnologia e l’idolatria della macchina, nella quale il pensiero positivistico, di stampo francese, fa della scienza una religione in contrapposizione all’immaginazione ed alla fantasia.

E’ questo il luogo culturale nel quale avvengono le prime incursioni nei mondi fantastici, quasi ad affermare che la dignità dell’uomo non si misura dalla sua produttività, ma dalla capacità di immaginare, di esaltare il suo impeto creativo, piuttosto che il suo svanire nei meandri della nuova e grigia società tecnologica.

L’interprete odierna di certa tipologia di musica fantasy è certamente Enya, la quale rifacendosi a tradizioni musicali più antiche e leggende celtiche, ha creato un mondo musicale ed armonico che richiamandosi ad un “medioevo” immaginario lo ha lanciato attraverso i video, nell’immaginario collettivo. Qui un suo video che riassume molto bene le sue caratteristiche:

 

(a cura di Sandro Foti)

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