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24 settembre 2018

La prima sorsata di birra e altri piccoli piaceri della vita


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Il primo post dell’anno dovrebbe essere una recensione spessa, magari su un Autore-mattone.
Dovrebbe avere la solennità e l’enfasi che merita un anno nuovo nuovento…Dovrebbe? Ma anche no.
La rubrica più sconosciuta del sistema solare, invece, comincia con una precensione: termine assolutamente falso e da me creato per pura pigrizia che sta ad indicare “sto leggendo un libro incredibile, però non posso recensirlo per il semplice motivo che non l’ho ancora finito”. Si tratta di Suite francese: un superbo affresco corale che ci porta nella Francia dell’occupazione tedesca. “Dipinge” un magnifico quadro di insieme dell’esodo disperato di un popolo. Si descrive la guerra dalla parte di chi la subisce e deve difendersi non solo dal nemico, ma anche dal fratello. Questo giusto per dare una vaga idea.
Te pensa ad entrare nel merito.
Siccome spiegare un quarto di libro mica basta, ecco che devio la vs. cortese attenzione su un titolo che definire d’altro genere è eufemistico: la prima sorsata di birra e altri piccoli piaceri della vita.
Vuallà.
Direi che spiega tutto già nel titolo e ti aggiungo: breve, scorrevole, ben scritto.
Non si tratta di un vero e proprio capolavoro della Letteratura, però la sua lettura è piacevole come mangiare una fetta di pandoro, semplice come bere un caffè e digeribile come la camomilla.
Scritto con garbo e una nota di lieve malinconia, parla di eventi come andar per more, sbucciare i piselli, leggere sulla spiaggia, il suono della dinamo quando vai con la bici.
Robe minuscole, insignificanti, forse un po’ troppo francesi (pota, nessuno è perfetto).
Ti fa riscoprire il gusto della vita spicciola, frugale: niente robe eroiche o eclatanti, niente dolori dei giovani Verter-s (licenza poetica).
Magari a tratti si scivola nella retorica quel tantino stucchevole, però io ne consiglio lo stesso la lettura.
Fatevi un regalino, mettetelo nella calza della Befana, concedetevi una parentesi piacevole senza farvi eccessive domande né giudicare con troppo cinismo.
E poi, vai di mattonazzi.
C’è tutto un anno per sorbirceli.
Ciao.

 

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