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18 novembre 2018

A proposito di servizi per minori


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Quando Carmela è nata, la madre non c’era con la testa e, naturalmente, del padre non si sapeva nulla. È stata messa in collegio e poi adottata a cinque anni. Dal momento che, quando si nasce sfigati, i guai non finiscono mai, la famiglia adottiva aveva delle mire tutte sue: farle sposare un nipote a cui affidare poi l’ingente eredità. Per fortuna le cose non andarono a finire in questo modo, ma per Carmela la vita incominciò davvero male.

La mamma di Claudio e Gabriele, una volta la trovammo che pendeva dal balcone con sotto di lei il vuoto. Dopo la scenata, ci fece lo sberleffo per il giochetto che ci aveva tirato. Roberto arrivava alle scuole elementari intitolate a don Bosco, con i lividi sulle braccia e sulla schiena. Il padre lo portava in aperta campagna e lo prendeva a cinghiate; colpevole di non comportarsi come il fratello Claudio che frequentava pure lui la stessa scuola .

Quando Lorena (naturalmente Lory) compì gli otto anni, avrebbe desiderato tanto avere una bambola come tutte le sue compagne. Il padre le regalò un abbonamento al quotidiano La Repubblica. E quando lo stesso sapientone picchiava la madre perché non si comportava come lui desiderava, pretendeva che le due figlie piccole fossero spettatrici, così imparavano come non si devono comportare le donne. La mamma, poverina pure lei, a scusare il papà così bravo e stimato da tutti, ottimo gestore di una rinomata palestra cittadina.

L’altro pomeriggio, il padre di Veronica, una sedicenne da tre anni guarita dalla leucemia, ha pensato bene di prenderla a schiaffi in un bar di via Ugo Bassi, davanti alle sue amiche insieme alle quali stava prendendo un gelato. La madre mi ha chiesto se potevo accompagnarle dalla polizia.

E potrei continuare con la casistica di tanti minori nati, non certo per colpa loro, in famiglie gravemente problematiche. I minori non possono e non devono essere allontanati dalle famiglie semplicemente per motivi economici. Punto e basta!

Ma come fare però quando la povertà è di tutt’altro tipo?

Quando le situazioni non sono di sola povertà economica, in genere i genitori non chiedono di essere aiutati in altro modo. Non sono consapevoli di che cosa hanno effettivamente bisogno e rifiutano di esserlo. Per legge, dal 2007 in Italia non esistono più i collegi. Per fortuna. Ma come proteggere e aiutare i minori condizionati da un contesto familiare
gravemente problematico? Come aiutarli a credere in se stessi e negli adulti che li circondano?

Attenzione a non demonizzare tutto e tutti, come si sta facendo in questi giorni.

Quali le caratteristiche dei servizi per i minori sfortunati?

Mettere al centro il minore e non il servizio, la relazione valorizzante e non i comportamenti imposti. Offrire le stesse opportunità che hanno gli altri minori. Le relazioni importanti non si costruiscono nella massa e tanto meno in una promiscuità confusionaria. Chi nasce e cresce in un contesto non valorizzante, finirà per avere comportamenti deprecabili. Intervenire reprimendo questi e non promuovendo relazioni empatiche e valorizzanti, si colpevolizza e si punisce la vittima. È colpa grave privare di speranza una vita di pochi anni. Colpa individuale e colpa sociale.

La politica e le amministrazioni devono promuovere e vigilare. Senza guardare in faccia a nessuno.

Controllando anche i servizi fatti gratuitamente. Non esistono servizi gratuiti. C’è sempre qualcuno che paga. Spesso in questi casi gli obiettivi, più o meno esplicitati, non mettono al centro le vite che chiedono di crescere serenamente libere.

a cura di Sandro Cominardi

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