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15 ottobre 2018

PASSAGGI NELLA TERRA DI MEZZO: “Il Signore degli anelli” e gli universi di Tolkien


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L’ultima volta eravamo rimasti alle origini del fantasy ed alle prime esperienze in questo genere. Allora si parlava di “spada e magia”, ma poi…
…poi intervenne un cambiamento ad opera di J.R.R. Tolkien, uno stravolgimento del genere fantasy che dopo di lui non si chiamò più “sword and sorcery” (come alle origini), ma solo “high fantasy”. Forse, e dico forse, nessuno scrittore del secolo scorso ha avuto un’influenza sull’immaginazione pari a quella di Tolkien. La sua opera, cristallizzatasi ne “Lo Hobbit”, nel “Silmarillion” per quanto incompleto, e soprattutto ne “Il Signore degli anelli”, esplicita al massimo il punto di non ritorno di quello che oggi viene definito genericamente fantasy.

Tutto questo accadde perché non solo Tolkien costruì una vera e propria epica ed intrecci avvolgenti, ma immaginò Arda (che contiene la Terra di Mezzo e che potrebbe essere la nostra terra in un passato remotissimo), come un vero universo compiuto nel quale la storia trova un senso che va ben oltre la magia. Il viaggio verso Monte Fato (ed il suo ritorno, meno conosciuto ma altrettanto rilevante), non è che un percorso intorno al destino di Frodo, chiamato ad assumere sulle sue spalle il peso e la tentazione del potere, di esserne toccato attraverso l’anello per decidere infine, incapace di vivere nel mondo, di partire verso Valinor, dove ogni ferita trova una sua risoluzione.

Opera non nata religiosa, “Il Signore degli anelli” finisce per essere una vicenda storica e profetica insieme, e lo si comprende da quella data, il 25 marzo del nostro computo corrente, nella quale Tolkien fa iniziare l’era nuova, ossia il giorno nel quale molti secoli dopo (nel nostro mondo), si sarebbe celebrata l’Annunciazione, l’inizio del nuovo evo cristiano.

E’ così che “Il Signor degli anelli” è divenuto il punto più alto del fantasy ed in qualche modo l’estremo limite della sua stessa storia, poiché nessuno che voglia dirsi autore di Fantasy, per quanto critico, potrà più prescindere dal mondo immaginifico creato da Tolkien. Opere come la Saga di Shannara, a firma di Terry Brooks, non rappresentano che in forma continuata ed allungata una sorta di rilettura e di ripetizione all’infinito del modo tolkeniano, che per quanto piacevole, rischia infine di stancare.

Come suggerimento di visione desidero far vedere l’inizio dell’epopea del film “Il Signore degli anelli” di M. Jackson, una delle interpretazioni più fedeli del capolavoro di Tolkien (nonostante le inevitabili differenze). Buona visione!

 

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