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13 dicembre 2018

Un tipo tranquillo


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Il ragionier Mario Rossi è un tipo tranquillo, tranquillissimo.
Ha sessantadue anni, una moglie e due figli ormai grandi.
Tutte le mattine fa la stessa strada, va al lavoro, siede alla stessa scrivania. Mangia nello stesso self service, torna in ufficio e infine riprende la strada di casa e rientra con assoluta regolarità per cenare, con la moglie, davanti al telegiornale. Tigidue, per la precisione. La domenica si fa un giretto o si va al cinema, le ferie sempre nello stesso posto.
Una vita fatta solo di abitudini, insomma.
Al ritorno dal lavoro Mario si rintana nella ex stanza dei figli per ascoltare un po’ di musica classica e quello è il “suo” angolo esclusivo, privato e segreto.
L’unico posto dove poter pensare senza render conto a nessuno delle proprie idee, fantasie, ragionamenti, progetti, ricordi è quello.
La moglie, donna quieta e remissiva, sfaccenda e aspetta, conducendo un’esistenza opaca.
Il ragioniere ha un fondo amaro di inquietudine che lo perseguita sempre più ostinatamente.
Tutti nella vita non si aspettano altro che lui compia gli stessi ordinari e onesti gesti.
Tutti sanno che si tratta di un brav’uomo, uno che non farebbe mai nulla fuori dagli schemi.
Gli sembra, giustamente, di non aver mai vissuto veramente a causa del suo essere un tipo tranquillo.
Sente il bisogno di evadere, sempre più intensamente, pur proseguendo la sua monotona e ripetitiva esistenza.
Ma un avvenimento improvviso cambia totalmente lo scorrere del tempo.
E qua non spoilero ma aggiungo soltanto che la storia prende una piega noir assai coinvolgente ed inquietante.
I personaggi sono assolutamente credibili, dipinti con saggio realismo.
Non si sconfina mai nel retorico o nell’ambiguità.
Si capisce dalla prima all’ultima parola.
E per concludere senza se e senza ma trovo che Marco Vichi sia proprio uno bravo.
Ciao.

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