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15 ottobre 2018

Convegno Riforme del Terzo Settore, l’approfondimento di Sandro Cominardi


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Non so dove e come si possano collocare sul piano giuridico le poche note che voglio porre all’attenzione. Personalmente le considero fondanti e quindi fondamentali per il quadro giuridico che si intende attivare.

Chi mi conosce immagina già da dove voglio partire. Parto dai volti delle persone. Un sistema non ha valore, se non in funzione degli obiettivi che si pone. In questo caso, gli obiettivi sono proprio i volti delle persone.

I Sindacati si occupano degli operai che lavorano o che dovrebbero avere la possibilità di lavorare; gli Imprenditori della produzione e di tutti fattori che l’attivano. Il Terzo Settore è strutturato, per natura sua, intorno ai bisogni, spesso primari, delle persone. La sua organizzazione e la sua imprenditorialità o è funzionale a questi o si confonde con gli altri organismi e perde la sua identità.

Se questo è vero, quattro note, quattro.

1. Prima nota. Tra i politici va di moda dire “ma io sono sempre in mezzo alla gente”. Chi opera nel Terzo Settore è in mezzo alla gente per la sua identità fondante, ed ha come compito quello di leggerne e percepirne i bisogni. Questo va definito, per evitare che i bisogni siano funzionali ai servizi e non viceversa. Da qua il duplice ruolo del Terzo Settore:
 Fare politica per servizi innovativi, in base ai bisogni letti e analizzati. Quindi per il Terzo Settore la partecipazione politica è un diritto-obbligo, perché conseguenza dei bisogni individuati sui volti delle persone.

 Rispondere ai bisogni attraverso la gestione dei servizi con coerenza e sensibilità.

2. Seconda nota. Il Terzo Settore promuove e gestisce servizi. Per essere funzionali i servizi, oltre che essere adeguati ai bisogni che cambiano e spesso sono anche complessi, devono integrarsi. L’integrazione dei servizi e degli Enti che vi operano è indispensabile per funzionalità ed efficacia.

3. Terza nota. Le persone sono prima di tutto cittadini. Per questo è fondamentale il ruolo dell’Amministrazione Pubblica. Il Terzo Settore interagisce con un ruolo diverso, ma essenziale e spesso indispensabile. Non voglio pronunciare la strausata e spesso, di proposito, fraintesa parola “sussidiarietà”. Voglio affermare però che la dignità del Terzo Settore deriva dalle istanze a cui vuole dare risposte. Per questo l’Amministrazione Pubblica deve riconoscere e valorizzare il ruolo propositivo prima e gestionale poi del Terzo Settore. Definire il ruolo del Terzo Settore senza impegnare anche l’Amministrazione Pubblica ad interagire coerentemente, si finisce per svalutare ambedue i ruoli e le risposte ai bisogni tardano o sono inadeguate.

4. Quarta nota. Una parola sul Profit. In italiano si chiama “guadagno”. Si dice che sia legittimo. Credo occorra però riconoscere la differenza del profit quando si realizza producendo cose e progresso, da quando questo deriva dalle risponde ai bisogni essenziali delle persone. So di esagerare, ma anche gli scafisti fanno profit. Paradossalmente, ma purtroppo bisogna dirlo: attenzione anche al “profit del non profit”.

Occorre un controllo severo e tempestivo, soprattutto perché si tratta di risposte alle domande dei volti affaticati delle persone.

a cura di Sandro Cominardi

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