Vai a…

RSS Feed

20 agosto 2018

Perché la nostra quadra è chiamata Mura?


Facebooktwittergoogle_plusmail

Continua il viaggio nel tempo nella Palazzolo che fu a cura di Francesco Ghidotti. Questa volta i protagonisti del racconto si confrontano sull’origine del nome della loro Quadra che pare scontato ma…
Buona lettura.

Perché la nostra quadra è chiamata Mura?
Su questo argomento si apre un confronto fra i Muraschi, oggi a guardia del ponte.

– A Palazzolo ci sono tre quadre: Riva, Piazza e Mura. Il nucleo abitato che sta sulla sponda destra del fiume è chiamato MURA. Tutti pensano subito alle “mura”, cioè alle opere di fortificazione, sorte sui terrazzamenti che scendono all’Oglio – ricorda Zinì dei Rondi.

– Le muraglie si fanno risalire al secolo IX quando si diffuse la paura dell’invasione di popoli provenienti dall’est – dice Bortol Galignà,

– Essi,percorrendo le antiche strade romane, raggiunsero i nostri territori, distruggendo quanto trovavano sul loro cammino. Brescia, ad esempio, nel 904 fu saccheggiata – precisa Zinì.

– Ma MURA esisteva ancora prima dell’innalzamento delle sue difese – continua Zinì.

– C’è un’altra spiegazione? – chiede Bortol Galignà

– Se si riflette sul significato della parola “mur” che da noi equivale a “casa”. Sì. Ricordo che chi non possiede una casa, si dice in dialetto “el ga gne’ npe de mur”. E le case stavano qui ancor prima del ponte romano – precisa Zinì.

– Bravo! – rispondono in coro.

– Noi Muraschi ci teniamo a questo nome, che è nato tanto tempo prima dei “muri” sui quali oggi noi ci moviamo a guardia – conclude Zinì.

– Quando fu necessario, si costruirono opere di difesa degli abitati: mura, torri, rocche – precisa Bortol Galignà.

E continua:

– Palazzolo, prima dell’anno mille aveva, oltre al mercato settimanale, la sua chiesa con un chiostro, un ospizio per pellegrini e viandanti, posto all’inizio del ponte, seriole e molini, una rocca con cortine di mura e tre porte: dei Molini, di Riva, di Carvasaglio.

– Così Mura il suo mercato settimanale, la chiesa di S. Giovanni, la rocchetta con le mura, la porta Mediolanense, la torre rotonda ed il porto appena a sud del ponte – aggiunge Zinì.

– Proprio il nome del Carvasaglio potrebbe richiamare il luogo dove il vassallo di Carlo esercitava la giuristizia – dice Bortol.

– In questo periodo tristissimo,pieno di insicurezze, invasioni, saccheggi, soprusi di cui fu teatro tutta l’Italia ex Longobarda, in cui la classe dirigente franca si dimostrò del tutto estranea ai destini delle popolazioni,il mondo creò la favola dell’anno mille,e non più mille, come attesa di un grande cambiamento – legge da un foglio Zinì.

– Noi siamo cresciuti in queste case, in questo lembo di terra che guarda il fiume Oglio. E ci piace essere chiamati Muraschi, termina Bortol.

E tutti si sentivano più felici di stare in quel posto a discorrere sulla storia della loro Quadra.

a cura di Francesco Ghidotti

Altre storie daDiario