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22 agosto 2018

Pasqua in giallo


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Se avessi osato come titolo cinquanta sfumature di giallo vi avrei autorizzato a levarmi il saluto e l’amicissia su fessbuc, ammesso che le due cose siano equivalenti.

C’è un limite a tutto.
Però di giallo vorrei occuparmi in questa puntata. O articolo. O post. O topic
(chiamalo come ti pare, sempre roba che parla di libri è).

Sei autori sei (in realtà ci sono due coppie per cui la somma è leggermente superiore) di sei generi, stili ed epoche stradiverse.
Non faccio classifiche, non redigo recensioni, non spoilero e nemmeno faccio la fatica di convincere che vale la pena leggerli.
Sparpaglierò soltanto qualche manciata di opinioni non richeste e bon.
Detto questo, buona Pasqua e passiamo al dunque.

Immagine 2

Il grande sonno , che ho preso in biblioteca (posto che vi consiglio caldamente di frequentare perché è uno dei pochi luoghi rimasti dove AGRATIS si può imparare qualcosa che ci aiuti a diventare meno ignoranti ed egoisti di quel che siamo-fine del predicozzo) è il primo romanzo di Chandler che arriva in Italia. Non sono proprio sicura che questa notizia sia vera ma insomma serve per capire che da qua in avanti (parliamo del 1939) l’umanità che ama leggere avrà un nuovo personaggio a cui affezionarsi. Parlo di Philip Marlowe, investigatore privato senza macchia e senza paura, uomo rude e intelligente, persona tutta d’un pezzo che, per venticinque dollari al giorno più le spese (che ovviamente sono quasi esclusivamente rivolte al bere ed alla benzina per far camminare la sua “bagnarola”) risolve casi intricatissimi sul filo dell’ironia. Non mancano descrizioni asciutte e precise, sia dei personaggi che dei luoghi. Non mancano i cazzotti, i cadaveri, le bionde e tutto il corollario del giallo americano degli anni che furono. Ma non sono affatto convinta che Chandler sia soltanto uno scrittore di storie poliziesche. Per me è uno straordinario narratore, uno che non si prende mai del tutto sul serio.
Il che, a mio avviso, è il segnale che si tratta di un grande.

cosa importa dove si giace quando si è morti? In fondo ad uno stagno melmoso o in un mausoleo di marmo alla sommità di una collina? Si è morti, si dorme il grande sonno senza preoccuparsi di essere morti male, di essere caduti nel letame. Quanto a me, ne condividevo una parte pure io di quel letame, ora.

219px-Guccini1970Noi si conosce Francesco Guccini per le (splendide) canzoni. Mavà. Non l’avrei mai detto. Bene, forse non tutti sanno che ha scritto anche gialli (non parlo di quella roba che va reclamizzando a destra e a manca che per carità son ricordi di gioventù scritti con brio e raffinato provincialismo, ma non mi venire a dire che si tratta di letteratura perché allora io sono Greta Garbo, per dire). Macaronì è scritto in coppia con Macchiavelli(non si tratta Niccolò per motivi anagrafici, presumo). Ci porta nell’Appennino tosco emiliano, in un paesino freddo, umido, inospitale e quindi credibilissimo. Qua non ci sono polissiotti con le pistole dentro agli impermeabili ma preti in bici con la tonaca svolazzante ed a cercare di dipanare la matassa è un maresciallo che forse è meno affascinante di Marlowe ma ha il suo perché. Macaronì è storia di emigranti, di povertà, di posti dove oltre all’osteria e alla chiesa c’è poco altro, ma in quell’altro si annidano misteri e delitti signori miei che neanche in California. Tzé.

 

Miss-Marple-miss-marple-17891264-287-400Agatha Christie è con tutta probabilità la prima autrice che ho voluto conoscere dopo la mitica epoca dei gialli per ragazzi Mondadori.
Permettetemi una digressione stile vecchia zia. Sono stati i miei migliori amici, nei lunghi pomeriggi di un’infanzia in cui NON esistevano corsi di danza zumba inglese secondo livello pallavolo chitarra piscina judo (dopo sei ore di scuola, mensa, compiti, visite mediche, psicologhe, dottrine e non si sa più che altro).
Noi, fortunatissima generazione, invece ci si annoiava, spesso si giocava in strada e, se pigri e sognatori come la sottoscritta, si leggeva. Un casino.
Ma qua torno a Miss Murple che nella serie di strafamosi e anche molto bei libri gialli della scrittrice inglese è una anziana, un tantino snob, geniale e formidabile signora che sa districare casi a prima, seconda e terza vista insolubili. Digressione numero due (e dopo smetto), ricordo che uno dei miei figli mi disse, con tono aspro, criticando il mio amore per la letteratura: si, voi che leggete sempre i libri di Agata Crispi (pensava fosse una giallista milanese? Chissà).

 

Montalban_1823 blogManuel Vazquez Montalban non è italiano (so di aver stupito per l’acutissimo acume) e ci porta, con la sua extrafamosissima serie di romanzi polizieschi a Barcellona e dintorni. Descrizioni, struttura e linguaggio di questo autore sono davvero notevoli. Ma che dico notevoli, sono letteratura di quella bella bella. Protagonista e indagatore di delitti ombrosi crudi o enigmatici da non capire da che parte sei girata è Pepe Carvalho. Trattasi di personaggio che non può che fare breccia nel nostro cuore per le sue contraddizioni e per i suoi eccessi (la fidanzata, giusto per citare un dettaglio piccantino, è una professionista del più antico mestiere del mondo). Ma Pepe Carvalho possiede una fondamentale caratteristica.
Adora il cibo: è un raffinatissimo intenditore, un degustatore, un bevitore di qualità.
Dunque, leggere un romanzo poliziesco (ad esempio il primo della fortunata serie, Tatuaggio) con Pepe che fa il diavolo a quattro per risolvere svariate tipologie di delitti in altrettanto variegati ambienti significa farsi venire una fame da lupi.
Sarebbe bello andare a cena con Carvalho, ho pensato spesso.
Se paga lui poi è ancora meglio.

 

E veniamo ad una coppia che ho conosciuto troppo tardi ma ho apprezzato forse anche di più perché da grande magari una ha meno ingenuità, più preparazione e sa distinguere un buon scrittore da un clown della parola scritta (certe volte mi faccio finamai impressione, meglio che non rilegga).
Fruttero & Lucentini secondo me rappresentano la miglior coppia di autori italiani del genere giallo (o forse è meglio definirlo noir? Boh). Se non vi piace leggere esistono versioni cinematografiche degne di essere viste, se non vi piace il giallo allora fermi un attimo. Qua si descrivono con un linguaggio sofisticato, raffinato, delicato e molto piemontese situazioni e vizi di un mondo che fu. Non fu molto indietro, ma oramai la crisi ce l’ha portato via. Ci si immerge in una Torino tutt’uno con la Fiat, fatta di borghesia mite e ricchissima, di crudezze e levità (come faccio a spiegare in due righe? Impossibile). Si descrive insomma un mondo in chiaroscuro bello intenso che fa levare il fiato. Leggete, per favore, “la donna della domenica“. E poi scommetto che andrete a caccia di tutti gli altri romanzi che la coppia ha scritto. Vabbè, ci ho provato.

 

4380-3Infine mi permetto di segnalare La compagnia di Ramazzotto, di Carlo Flamigni. Ambientato a Bologna (ma soprattutto sui famosi colli bolognesi), divertente e un po’ sbalestrato, questo romanzo mi ha intrigato anche e soprattutto per un personaggio, Proverbio, soprannominato così perché ne sa un sacco e li sciorina con una frequenza allarmante.
A ben vedere i proverbi di Proverbio bastano e avanzano per leggere tutta la storia, ma chiaramente c’è dell’altro, che non ho la benché minima intenzione di scrivere.
E ciao.

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