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Pause, di Francesco Ghidotti

Nel novembre 1987, quasi trent’anni fa, Franco Chiappa dava alle stampe la seconda parte degli “Annali quattrocenteschi palazzolesi” per gli anni 1466-1509. In apertura del volume, l’autore chiariva che “la prima parte degli Annali (anni 1402-1465) non è ancora completa e ho quindi deciso di pubblicare la seconda. La terza poi è di là da venire”. Il manoscritto utilizzato dal Chiappa era un libretto di annotazioni, un “memoriale”, per gli anni 1468-1527, che egli era riuscito a trascrivere con non poca fatica. Da quella trascrizione, ho tratto i dati per raccontare la storia delle fortezze che stavano ai due capi del ponte romano. Ho deciso di chiamare queste pagine, in cui i Muraschi sono silenziosi: Pause.

Pausa prima
Dalle carte contenute nel “Memoriale”:

“Tra il 1480 e il 1481 inizia lo smantellamento della “rocheta” di Mura che viene privata delle enormi porte ferrate. I battenti e i catenacci sono smontati e conservati in un luogo adatto per ordine del consiglio comunale. Nel 1484 sono smontati i serramenti del rivellino che la “rocheta” aveva in corrispondenza del ponte dell’Oglio, la cosiddetta “porta pontis Olii versus Rochetam”. Tra il 1494 e il 1496 è interrata la quinta arcata del ponte verso mattina con gran parte del quarto pilone e viene demolita completamente la “porta pontis Olii versus plateam magnam, che esisteva ancora nel 1482 e che il Benzoli chiamò “torrazzo del ponte”. Al centro del ponte c’era il “rastellum” dove il “daciaro del pontatico” riscuoteva il pedaggio per i transiti sul ponte.”

Pausa seconda
Mura all’inizio del Seicento.

Grazio Cossali, pittore di Orzinuovi, dipinge nel 1620 la pala per l’altare della chiesa di Santa Maria Maddalena. Vi sono rappresentate la SS.Trinità, la Beata Vergine incoronata, San Fedele, Santa Maria Maddalena e San Carlo Borromeo. Sullo sfondo è ritratta la Quadra di Mura come la vide il pittore stando fuori dalla chiesa. Con nitide pennellate è descritta la cerchia delle mura, che inizia dal torrazzo, porta e Rocchetta, prosegue fino ai terreni, chiamati le “torri”. Sale verso la “torre rotonda” e la primitiva chiesa di San Giovanni. Piega verso sud con un’altra torre e raggiunge la porta Mediolanense e l’Oglio. In primo piano i quattro archi del ponte romano, col piano carrabile più stretto dell’attuale, gli slarghi dove le persone si ritiravano al passaggio dei mezzi più ingombranti. A sud del ponte, ben delineato, é il cinquecentesco palazzo Duranti. Qui era il porto di Palazzolo e a queste banchine approdavano i natanti che risalivano il fiume provenienti dal mare Adriatico. Infine la sequenza delle case di Mura, poste sul declivio verso il fiume, alcune secondo lo schema tradizionale della “cascina”, altre con archi e ballatoi. Questa é la prima immagine della parte di Palazzolo, oltre l’Oglio.

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Annota Giovanni Pezzoni nella sua Istoria:

“il 2 ottobre 1789 i deputati del stradone hanno fatto atterrare e distruggere il portone prima di arrivare al ponte dell’Ollio dalla parte di Mura ed il muraglione”. Ciò avvenne durante i lavori per migliorare la viabilità interna al paese.

Francesco Ghidotti