ZeroZeroZero

Premessa: il vero libro che volevo recensire è Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?, scritto da Johan Harstad e pubblicato in Italia da Iperborea, una casa editrice che amo particolarmente e vi suggerisco di tenere d’occhio perché ne sa, eccome che ne sa.
Non a caso scriverò invece tutt’altro. Questo romanzo, bellissimo, ha come tema centrale “essere il numero due“. Scegliere di non vincere. Mettere da parte le proprie abilità per entrare nell’ingranaggio del mondo e diventare, invece che speciale, unico, famoso, semplicemente utile. Bella lezione di vita. Viviamo nell’epoca del voglio emergere, del se non mi vedi non esisto. Buzz è stato il secondo uomo a mettere piede sulla luna… Bon, chiudo l’argomento.

Il tuttaltro a cui mi riferisco è un mattonazzo imponente, a tratti indigeribile, terribile e molto difficile, scritto da quello che probabilmente è lo scrittore/giornalista/saggista/sceneggiatore/showman/uomodisuccesso italiano più noto (at the moment) al mondo, ovvero Roberto Saviano.
Il tuttaltro si intitola ZeroZeroZero e si riferisce alla cocaina.
Non posso mettere aggettivi quali avvincente, appassionante, ricco di personaggi eccetera perché, se devo dirla tutta, non sono stata capace di leggerlo di filato e per intero. Ho dovuto assumerlo a piccole, piccolissime dosi e a volte non ce l’ho fatta, erano pagine troppo faticose (a volte direi proprio pallose). Le storie sono fitte, zeppe di nomi date incroci di dati. Insomma, è un libro parecchio incasinato perché parla di una roba decisamente molto complicata. Non è che si può semplificare, capisci?
Questa faccenda, in soldoni, è la droga più redditizia che attualmente imperversa nel cosiddetto mondo civilizzato.
Le cifre che girano attorno a questo business che, per inciso, rappresenta la prima e maggior fonte di guadagno mondiale in assoluto (niente rende più della cocaina, nemmeno le armi, nemmeno la tratta degli schiavi. E ho detto tutto) sono sbalorditive.
Le dimensioni del fenomeno cocaina sono tali e tante che non si può manco con la più fervida immaginazione conoscerle.

La diffusione è capillare.
Detto tra noi lo stile di Saviano a me non piace. E alura?

Alura ho letto la quarta di copertina e ho deciso che dovevo leggerlo lo stesso. La trascrivo:

La coca la sta usando chi è seduto accanto a te ora in treno e l’ha presa per svegliarsi stamattina o l’autista al volante dell’autobus che ti porta a casa, perché vuol fare gli straordinari senza sentire i crampi alla cervicale. Fa uso di coca chi ti è più vicino. Se non è tuo padre o tua madre, se non è tuo fratello, allora è tuo figlio. Se non è tuo figlio, è il tuo capufficio. Se non è il tuo capo, è la sua amante, a cui la regala lui al posto degli orecchini e meglio dei diamanti. Chi la usa è lì con te. E’ il poliziotto che sta per fermarti, il chirurgo che si sta svegliando ora per operare tua zia, l’avvocato da cui vai per divorziare. Il giudice che si pronucerà sulla tua causa civile e non ritiene questo un vizio, ma solo un aiuto a godersi la vita. La cassiera che ti sta dando il biglietto della lotteria. Se non è lei, è il parroco da cui stai andando per la cresima, l’assessore che ha appena deliberato le nuove isole pedonali, il parcheggiatore che ormai sente l’allegria solo quando tira. Il ricercatore che sta seduto ora a destra del professore, il vigile urbano che suda moltissimo anche se è inverno, il lavavetri con gli occhi scavati. Tuo cognato che non è mai allegro o il ragazzo di tua figlia che invece lo è sempre. Il costruttore della casa in cui vivi, lo scrittore che leggi di più prima di dormire, la giornalista che ascolterai al telegiornale. Ma se, pensandoci bene, ritieni che nessuna di queste persone possa tirare cocaina, o sei incapace di vedere o stai mentendo. Oppure, semplicemente, la persona che ne fa uso sei tu.

Certo, è un pugno nello stomaco, ma la storia siamo noi, nessuno si senta escluso.

Ciao.