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Il Porto di Mura e il bombardamento della Rocha Magna, a cura di Francesco Ghidotti

10-Il Piccinino bombarda la Rocha magna

Nel 1440 il Piccinino, condottiero visconteo, per più giorni bombarda la Rocha Magna (castello) stando dentro la Rocchetta di Mura. L’azione, anche se effettuata con le modeste bombarde di bronzo dell’epoca e con palle di pietra, dovette certamente procurare danni notevoli non solo alla Rocha ma agli edifici che svettavano alti verso il cielo. Tre questi, sicuramente il Torrazzo delle ore e il campanile della Pieve

11-Maggio 1465
Il Comune ordina un’esemplare punizione

Lungo il cammino di ronda intorno alla Rocchetta, si alternano giorno e notte i Muraschi con l’incarico di custodire l’entrata a Mura. E’ un servizio obbligatorio e gratuito. Da quel posto privilegiato, non poteva loro sfuggire nulla.
Essi sapevano che il parapetto del ponte aveva cominciato a rovinare già qualche mese prima e il 31 marzo il Comune aveva pubblicato delle Grida per avvisare che nessuno osasse aumentare ad arte il danno a dette sponde.
Tuttavia in una notte di novilunio del maggio 1465 ignoti avevano demolito le spallette del ponte proprio sotto la Rocchetta.
Il giorno dopo correva già voce in contrada che fossero stati dei ragazzacci del paese incuranti delle Grida comunali.
Dell’accaduto ne viene informato il Podestà che convoca il Consiglio Comunale. Viene deciso che ogni Console di Quadra, col suo ministrale, passi di casa in casa per interrogare i ragazzi dai 14 anni in su. Antonio Bertoni, console della quadra di Mura racconta:

“Ho preso in mano l’elenco del censimento tributario in cui figurano i ragazzi con più di 14 anni e, col mio ministrale, ho svolto le indagini per cercare di individuare i responsabili. Se la scuola fosse iniziata, il mio compito sarebbe stato più facile. Bastava interrogare gli alunni. Ma il vecchio maestro Simone de Canali era morto e il nuovo maestro Aregino non ancora in servizio. Non siamo perciò riusciti a trovare i responsabili.
Per colpirli più a fondo il Comune il 19 maggio ordinava che, per ricostruire le sponde del ponte, fossero utilizzati i materiali che erano destinati alla costruzione di una casetta da adibire a spogliatoi per chi voleva fare un bagno nel fiume. Casetta da istallare presso un pero, in una spaccatura delle mura che scendevano al fiume in vicinanza della Rosta.
Così, Addio alla cabina balneare!”

12-Al Porto di MURA

Un intenso movimento di natanti viene notato dalle guardie della Rocchetta, sia lungo il fiume che lungo le seriole Fusia e Vetra.
Il viaggio è rallentato da catene e altri ostacoli posti dai proprietari delle vie d’acqua per riscuotere i pedaggi.
Nei polverosi fondali del porto di Mura, sono conservati antichi scritti, quasi incomprensibili: sono note di speciali arrivi alla banchina del porto.
Si può, con molta fatica, decifrare alcune date importanti:

1228
13 gennaio
E’ ancorata al porto di Palazzolo una nave chiamata Bonaventura che da Venezia aveva risalito corsi d’acqua fino al nostro porto. I noleggiatori del natante erano in difficoltà con gli armatori perché da troppo tempo la barca era lontana da Venezia e ne reclamavano il ritorno che avvenne alla fine di maggio.

1441
10 agosto
E’giunta da Venezia per il lago di Como una galea e ciò per guerreggiar sopra quell’onde col duca di Milano. Bergamo per ordine del serenissimo principe manda a Palazzolo 60 carri per condurla al luogo destinato.

1500
Lo scarico dei mattoni, dei rodesemi e delle enormi pietre molitorie per i molini in funzione lungo il ramo dell’Oglio, avviene sovente trasbordando il materiale sul ponte. Per facilitare lo scarico sono demolite le spallette in pietra.

1509
13 febbraio
Grandi barconi hanno risalito il fiume carichi di migliaia di mattoni comprati a Covo. Per scaricarli sul ponte, è abbattuto il parapetto. Con otto grossi carri sono portati fino alla Pieve, dove sono in corso le opere di ingrandimento.

1712
Per via d’acqua, da Venezia sono giunte a Palazzolo, le pesanti statue in pietra destinate alla facciata della basilica di Gandino. Da Palazzolo sono trasportate con carri al paese della valle.

di Francesco Ghidotti