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19 luglio 2018

5 maggio, dalla “polvere” all’altare – di Sandro Cominardi


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Quattro note, ma non a parafrasi del Manzoni.
A Napoleone Bonaparte è successo due volte di passare dalla polvere all’ altare: polvere come sconfitta e altare come ritorno alla vittoria. Ma non è di lui che voglio parlare.

Passare dalla “polvere” all’altare non è cosa facile. Quando succede facilmente e con percentuali altissime, il dubbio è più che legittimo. Soprattutto quando l’altare è quello sacro: dono di Dio come fede e come libera adesione. Tutti insieme a Messa, tutti in fila alla comunione, tutti al segno di pace. Tutti ai piedi, accovacciati e con lo sguardo all’insù. Qualcuno coinvolto anche per la missione parrocchiale, come una volta facevano solo i frati e le suore appositamente preparati. Se in una società la stragrande maggioranza passa dall’altare alla polvere (leggi: dalla buona condotta a comportamenti gravemente scorretti), chi ha un ruolo educativo o amministrativo si interroga su che cosa stia succedendo. Bisogna correre ai ripari, per impedire che la degenerazione divenga devastante.

E quando qualcuno dice che quasi tutti sono passati dalla “polvere” all’altare?
Se fosse vero, il problema delle dipendenze sarebbe risolto e il metodo dovrebbe essere imposto per legge. I filosofi e i teologi però non sarebbero d’accordo. Così pure le persone di buon senso.

di Sandro Cominardi

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