Vai a…
RSS Feed

18 novembre 2018

fisica, infelicità e dieci piccoli indiani


Facebooktwittergoogle_plusmail

Tre libri così diversi che più diversi non si può meritano un post collettivo perché, come disse il celebre filosofo disneyano Simba: “tutto è collegato nel grande Cerchio della Vita”.

La fisica (intesa come materia scolastica) ha lasciato un profondo solco negativo nella mia autostima.
Non riuscivo a tenere a mente alcunché, distratta dalle palline che rotolavano sul piano inclinato, dall’eleganza delle orbite degli elettroni, dal calore emesso dai buchi neri e dagli improponibili capelli di Albert (Einstein). Di conseguenza mi è rimasta materia oscura.
E (anche) di materia oscura parla il professor Carlo Rovelli in questo libro (sette brevi lezioni di fisica) che anche se scritto in modo (talvolta) elementare al punto di trattare chi legge come se fosse poco più che un bipede dal pollice opponibile è comunque un bel casino.
Va letto e riletto, ‘sto libretto e se poi magari hai la fortuna di conoscere qualcuno che di fisica qualcosuccia sa, chiedi pure e approfondisci.
La curiosità è una malattia cronica, temo.
Magari non si capisce proprio tutto ma fa bene: aiuta ad allargare il nostro ristrettissimo campo visivo (anche se ci vedi benissimo ce n’è di cose che limitano il panorama: la paura, il tempo che passa, la tua incapacità, le abitudini, le regole…).
Di cosa parla? Dell’universo. Della vita. Del tempo. Dello spazio. Delle particelle stramegapiccole, dell’infinito (sempre che esista), del nulla (che non esiste) e di altre simili sciocchezzuole che suscitano, a me come a molta altra gente, tanta curiosità.

La persona curiosa è destinata ad essere infelice oltre che malata in modo cronico (punto di domanda).
Quesito senza risposta o con risposta aperta, vedi tu.
Può darsi che si viva meglio dedicandosi esclusivamente ai fatti propri, evitando di dannarsi per le cose che non funzionano e di disperarsi per i problemi (magari altrui). Sarà sicuramente più saggio capire che ci sono tali e tante ingiustizie nel mondo che non basta una vita per scriverne l’elenco.
Ok, partiamo da qua.
Ammettiamo nonostante ce la siamo contata su soave di essere comunque un pochino/talvolta/insomma/tanto/parecchio/una cifra/stramega infelici.
E immaginiamo di volerne venir fuori.
Urca.
Ci sono pacchi di libri (alcuni anche economici perché l’infelicità va piuttosto di moda) che indicano la via dell’illuminazione, della saggezza, dell’ottimismo, della positività. Esistono moltitudini di manuali, saggi, istruzioni, consigli, terapie.
E chi ti dice pensa chi ma sei scema non devi pensare.
Chi ti suggerisce sta fermo e chi insiste muoviti per carità.
Questo libretto (istruzioni per rendersi infelici), invece, va dritto al sodo.
Vuoi essere infelice? Ok, ti spiego esattamente come si fa.
Te lo dimostro, ti indico quali sono le strategie migliori ed efficaci, nero su bianco.
Insomma, lo scrittore (che fu un professorone ma di quelli, insegnante alle scuole alte mica da ridere) fa una furbata.
Invece di darti delle avvilenti regole che non sei capace né sarai mai in grado di affrontare, ti elenca i comportamenti, gli atteggiamenti che normalmente si adotta ogni qual volta si sta male, malissimo, stramalissimo.
E poi bon, niente.
Il dito indica la luna e poi sta a te capire se sia meglio guardare una falange oppure alzare lo sguardo.
Ne suggerisco la lettura per due ragioni: una, se sei infelice qualche spunto di riflessione te lo offre e due, se non lo sei impari a riconoscere le caratteristiche di chi sta soffrendo e magari magarissimo riesci anche solo un pochettino a capirlo. Il che non sarebbe affatto male.

Infine, per distrarmi da queste profondissime riflessioni, mi sono andata a rifugiare su un’isola in mezzo al mare a risolvere un giallo. Mi sono ritrovata in una splendida villa immersa nella vegetazione, difficilmente raggiungibile in caso di mal tempo, in compagna di dieci personaggi tra loro diversissimi.
Abbiamo fatto del nostro meglio per scoprire chi cavolo fosse l’assassino, senza grandi risultati. La ragione è che la gente moriva come le zanzare sul fornelletto elettrico. Anzi, la ragione è che non sono Agata Christie, abilissima scrittrice inglese che più inglese non si può.
Questo volumetto è un classico: pieno zeppo di delitti, sospetti, tresche, supposizioni, deduzioni e finale a sorpresa.
A pensarci bene c’era dentro tutto: la fisica, l’infelicità, l’animo umano che è fatto di luci e di ombre e in più c’era una storia. Anzi, dieci storie.

Prossima tappa: un libro che parla di morti che ritornano. Sai le risate.
Ciao.

Altre storie daQualcosa da leggere