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18 novembre 2018

La chiesetta della cascina Boscolevato nella campagna di Palazzolo e altre storie…


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Nel diario del Mainetti si trova scritto che “il 24 giugno 1804 giorno dedicato a San Giovanni Battista venne benedetto dal nostro arciprete don Cristoforo Chiodi l’oratorio al Boscolevato, proprietà della nobile famiglia Fenaroli di Brescia.

In una nota del 10 maggio 1807 lo stesso don Chiodi segnala l’esistenza “di un oratorio campestre dedicato a Santa Maria Elisabetta di propriet? della casa Fenaroli di Brescia, che lo manteneva”.
Dalla relazione del parroco Chiodi risulta che l’oratorio ha un solo altare.

Nei verbali di visita pastorale del vescovo Nava del settembre 1809 è scritto che l’oratorio campestre di S.Maria Elisabetta diretto dai conti Fenaroli è piccolo ma assai bello, e distante da Palazzolo miglia tre.
Nella successiva “visita all’oratorio di S.Maria Elisabetta della famiglia dei conti Fenaroli: in chiesa bene, in sacristia vi sia il lavello”

Nel catasto napoleonico del 1810 i fratelli Luigi, Federico e Gerolamo Fenaroli risultano avere una casa di villeggiatura vicino alla casa del massaro nella cascina Boscolevato, con molti terreni annessi.

Nella relazione del 1838 del parroco Pirlo al n.9 si trova scritto “oratorio campestre di S.Maria Elisabetta di propriet? della nobile famiglia Fenaroli di Brescia, ha un solo altare, non ha cappellania”.

Nel 1865 il parroco Bettinelli, nella sua relazione scrive che “Boscolevato dove vi si celebra tutte le domeniche e feste comandate a spese della nobile famiglia Fenaroli, vi si spiega anche il Vangelo a comodo di quei contadini che per la grande distanza non ponno venire alla Parrocchia: il cappellano ? don Luigi Omboni.

Nomi delle cascine

Nella “mappa” del 1676, pubblicata nel volume “Crescere insieme” sono messe in evidenza, mediante disegni prospettici ricchi di particolari, le cascine
della campagna che va dalla Via Brescia (ad est) alla Via Pontoglio (ad ovest), e precisamente Gazzoletto del sig.Bartolomeo Zamara, Saresa, Valena delli
nobb.sigg.Nicola e fratelli Duranti, un “logo” della sig.Margarita Facca e due cascine Draso dei sigg. nobb. Mons. Andrea e Giulio Duranti. In carte successive le cascine sono molte di più, segno che in tempi più vicini a noi, ne sono sorte di nuove, con nomi più comprensibili.

Un elenco, esistente presso il Comune, con la descrizione delle vie della campagna di Palazzolo e con l’indicazione delle varie cascine, ne contiene 124, per la maggior parte dislocate nel territorio della parrocchia di S. Rocco. Proprio dei nomi di queste cascine vogliamo brevemente parlare, per coglierne origine e significato e renderci conto di quale importanza hanno per la conoscenza del territorio e delle sue trasformazioni avvenute nel tempo.

Premesso che le cascine sono sorte in tempi diversi ed anche i nomi rispecchiano tale realtà, riuniremo insieme nomi che hanno delle evidenti affinità. Ad esempio, è chiaro che LUCERTA e LUCERTINA, si riferiscono ad un animale; così come alla piante possiamo collegare: CERESA, CERESOLA, CERESINA, (saresa= ciliegio). VALENA, VALENETTA derivano da “alenus” latino, che significa ontano; CERETO da “cerrus” = cerro ghiandifero, bosco di cerri. In rapporto al posto in cui sono sorte possiamo mettere MIRABELLO, MIRASOLE, nel senso di “rivolte ” al bello o al sole. Nel basso latino “mira” sta per “belvedere”.

Ai santi sono state intitolate le cascine S. Martino (Via Cereto), S. Anna (Via Costa di sotto), S. Rocco (Via Gavazzino), S. Zeno (Via Chiari), S. Francesco (Via Gardale).

Interessanti sono le due cascine PORTA ROSSA e PORTA VERDE in Via Boscolevato, identificate dal colore del portone d’ingresso. Un modo “originale” per distinguerle!!

Alla lingua post-latina, gotico-longobarda, sono da riferire i nomi di BREDELLA, BREDA MOLINO e BREDEGALLI da “breda” che indica aree pianeggianti, ampie, compatte, non divise in parcelle, situate piuttosto lontano dai centri abitati, adibite a pascolo. GAZZOLO, GAZZOLETTO, GAZZOLINO possono essere derivate dal
termine longobardo “gazo” (latino gadium) indicante boschi appartenenti al patrimonio regio e quindi riserva di caccia, oppure da “gashol”= castagneto.
GANDOLETTA,GANDOLETTA NUOVA dal gallico “ganda” nel senso di cumulo di sassi, pietrame, ammasso di rocce frantumate. GABBIANA da “gabianus” = paludoso.
Le cascine GARDALE, GARDELOTTO, GARDELOTTO NUOVO, RIVETTA GARDALE, da cui prende nome anche il canale Gardale, possono avere due derivazioni, o dalla voce del bassso latino “garda” indicante luogo elevato adatto ad osservazioni militari, posto di guardia, oppure dai gotici “gards”= casa, “garda”= stalla, “gard” = podere. GAVAZZOLO, GAVAZZINO da “gava”=torrente o “gavatium” dosso collinoso. PIANTADA A e B, queste cascine e la via stessa prendono nome da “piantata” sistema diffuso dal secolo XIII° di uso del terreno dissodato piantando filari piuttosto radi di viti allevate alte col sostegno di alberi vivi, intercalati da strisce di terreno coltivato a cereali. RASO (di sopra e di sotto) nel senso di terreno pianeggiante o spianato; sono di facile comprensione BOSCOLEVATO, BOSCOLEVATELLO, cioè togliere il bosco e metter a coltura le terre, GONZERE, GONZERINA restano un enigma. Si potrebbe pensare derivino da “conzaria” (conceria) con utilizzo dell’acqua del vicino canale?

ROCCOLO, ROCCOLINO hanno riferimento all’esistenza di trappole ed attrezzature per la cattura degli uccelli; BAITA, voce comunissima che qualcuno pensa derivi dall’arabo “beit”= casa, voce introdotta da noi colle invasioni arabe, le crociate ed i commerci coll’oriente.

Altre notizie potrebbero essere aggiunte raccogliendo i nomi dei terreni, come sono tramandati da padre in figlio, tenendo presente il passaggio dal dialetto all’italiano. Come si vede l’argomento è tutt’altro che concluso.

a cura di Francesco Ghidotti

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