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21 ottobre 2018

Vincenzo Rosa a scuola a tre anni, di Francesco Ghidotti


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In questi giorni, nelle scuole dell’infanzia, ha luogo un’iniziativa importante, quella dell’incontro fra i fanciulli che hanno frequentato la materna e quelli che fra qualche mese vi saranno accolti. Si tratta dell’operazione definita dell’inserimento, cioè dell’avviamento alla socializzazione dei bambini.

Duecento anni fa, un bambino di nome Vincenzo Rosa, nato il 24 agosto 1750 in Via Carvasaglio, a tre anni ebbe il suo inserimento nella scuola. Così ne scrive nelle sue “Memorie”.

“Avevo tre anni quando si pensò di cominciare a mandarmi alla scuola per farmi apprendere l’alfabeto. Ed a quest’uopo si misero gli occhi sopra un buon gobbetto nostro vicino di casa, cioè poco più che di là della strada, ed il quale faceva il sarto da donna unitamente ad un suo fratello. Faceva egli pure scuola e l’aveva fatta a qualche altro piccolino, ed aveva il concetto di essere bravo per questa scuola iniziale. Si chiamava Girolamo Costa ed era pure alquanto parente di mia madre. Fu a lui parlato della mia persona, e mi accettò, cioè accordò che fossi da lui condotto a prendere lezione alfabetica; e poi tosto ricondotto a casa, perché diceva che di fanciullini non voleva briga. Mi fu comperata la Carta , il Quaderno, cioè il libretto iniziale che presso noi si usa per far apprendere l’alfabeto ; me ne fu fatta vedere la bellezza per innamorarmene e adescarmi; poi fui da mia madre istessa condotto alla scuola, alla mia prima scuola. Con questo libercolo in mano, ben accarezzato e regalato di dolci e di frutta, fui da mia madre istessa condotto dal gobbo Costa. Questi mi guardò e mi accolse con qualche carezza, poi mi fece aprire il quaderno, e fattomelo posare sul suo ginocchio, e con uno stecchetto alla mano mi additava, mi pronunziava, e mi faceva pronunziare le lettere. Mi pare ancormò di vederlo questo mio buon primo maestro con quei suoi occhi orlati di scarlatto, con doppia gobba, una dietro ed una davanti, e con quelle lunghissime gambe, malgrado però le quali era un uomo, ancora piccolo perché aveva il collo e la vita troppo corti. Io averò avuto allora circa tre anni e restavo incantato a vedere un uomo sì differente dagli altri farmi buona ciera e carezze per farmi apprendere delle cose faticose e noiose come se fossero importanti: e vedervi ancora interessati tutti i miei di casa. Io non sapevo capire il fine di tutte queste attenzioni e premure”.

Le capirà, Vincenzo, quando cresciuto in età, frequenterà le scuole pubbliche a Palazzolo con altri maestri. E soprattutto quando, sacerdote, insegnerà per cinque anni presso il Collegio dell’Annunciata sul monte Orfano, di cui ebbe la direzione. Eppure, visto come ne scrisse, non dimenticò mai l’esperienza del primo contatto colla scuola.

Francesco Ghidotti

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